Il 2013 si configura già come un anno di grandi rivoluzioni per il sistema mobile. Già in questi primi giorni si sono susseguiti alcuni annunci che promettono di rivoluzionare il mercato di smartphone e tablet così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Anche se Android di Google continua ad essere il sistema operativo più utilizzato al mondo, Samsung, che è invece la prima azienda nel numero di dispositivi venduti, ha annunciato di voler cambiare rotta abbandonando Android in favore di Tizen. Il sistema operativo, sempre basato su Gnu/Linux e sponsorizzato da Linux Foundation e LiMo Foundation, è frutto di una collaborazione tra Samsung e Intel, basandosi sul lavoro già avviato precedentemente da Maemo (Nokia) e da Moblin (Intel). Non si conoscono ancora date precise sul rilascio, né sulle specifiche hardware che saranno utilizzate, ma l’azienda promette di rilasciare sul mercato i primi dispositivi già nel 2013, e c’è chi profetizza che si tratterà proprio del nuovo modello della fortunata serie Galaxy.

L’arrivo di Tizen sui dispositivi Samsung è più che una voce di corridoio dal momento che proprio l’azienda l’ha annunciato ufficialmente: “Abbiamo in programma di rilasciare nuovi dispositivi competitivi con Tizen entro la fine dell’anno, per poi espandere la lineup a seconda delle condizioni del mercato”. La scelta dell’azienda si è resa quasi necessaria dopo l’acquisizione di Motorola da parte di Google, una mossa che per Samsung significa non essere più il produttore privilegiato per il mercato Android. Dall’altro lato, si è affacciato in questi giorni, il primo video di una versione mobile della più nota distribuzione Gnu/Linux per pc, Ubuntu. Un annuncio che era nell’aria da tempo e che promette di portare sul mercato un nuovo sistema operativo, con interfaccia e gesture innovative, sull’onda del grande successo che la distribuzione ha saputo ritagliarsi nel mondo dei computer fissi e portatili. La versione mobile vedrà ufficialmente la luce con la release 14.04 prevista verso aprile del 2014, ma data la forte spinta verso il settore, gli analisti pensano che il rilascio ufficiale non tarderà ad arrivare.

Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, sottolinea nel suo sito che l’interfaccia di Ubuntu 11.10 (Unity) è stata disegnata proprio verso questa direzione: nell’intento di avere un sistema operativo capace di dare “unità” a diversi schermi e dispositivi. In questo panorama in cui Windows Phone non vende come si era pensato in un primo momento, e BlackBerry è ancora alle prese con una profonda crisi del mercato, si inserisce una nuova notizia per il sistema operativo di casa Apple. Dopo l’annuncio della chiusura di Installous, Hackulous e AppSync che consentivano il download illegale di app a pagamento in modo del tutto gratuito, la squadra di informatici che permetteva il jailbreak (lo sblocco) di iPhone e iPad, ha annunciato di avere serie difficoltà con la nuova versione di iOS. Una prospettiva che in questi giorni sta facendo circolare l’ipotesi che la stessa Apple sia intenzionata ad aprire le porte ad alcune funzioni per ora solo permesse con lo sblocco dei dispositivi. “È troppo presto per fare delle previsioni – spiega Sebastiano Montino, co- fondatore di Androidiani.com, community italiana interamente dedicata al sistema operativo di casa Google – Ho letto che Gartner prevede Tizen come terzo sistema operativo dopo Android e iOS, ma credo sia una previsione un po’ troppo ottimistica perché nonostante Samsung sia il primo produttore di smartphones a livello mondiale, bisogna vedere come effettivamente si adatterà sui terminali. Io credo che Android sia un ‘ecosistema’ ormai maturo e con una crescita esponenziale in tutti i sensi soprattutto in termini di sviluppo, l’abbandono da parte di Samsung è una grossa scommessa per il colosso coreano”.

Giungono invece i primi pareri positivi per quanto riguardo l’arrivo di Ubuntu anche nel settore mobile: “Per la nostra community di utenti, che nel dna supporta l’open source (e che ha più volte criticato Google per scelte ‘closed’), credo sia una buona notizia. Ovviamente il loro problema sarà trovare produttori che siano interessati ad inserirlo nei loro dispositivi, e non sarà facile dato che comunque anche Android, senza le Google Apps, è praticamente a costo zero”. A spaventare maggiormente i fedelissimi di questa distribuzione è un cambiamento nel modo di gestire le cose: da un sistema operativo completamente basato sull’apporto della community di utenti, verso un’impostazione decisamente più aziendale. A chiudere il cerchio c’è infine la questione della “frammentazione” nel settore mobile, un problema per gli sviluppatori di giochi e applicazioni che saranno costretti ad adattarsi a sistemi operativi diversi per coprire tutte le frange del mercato. Un aspetto che probabilmente verrà superato grazie a una sorta di “selezione digitale” in favore dei sistemi operativi migliori.