L’arbitro non guarda. E’ l’accusa sempre più ricorrente a Piazza Affari e dintorni mentre si avvicina il decimo anniversario del crac Parmalat, che insieme a Cirio e ai bond argentini ha messo sul lastrico 655mila risparmiatori italiani con un danno economico complessivo superiore ai 35 miliardi di euro. L’ultimo in ordine cronologico a lanciarla è stato il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, che il 28 dicembre si è chiesto: “Dov’era la Consob in questi anni, mentre i piccoli azionisti venivano saccheggiati?”. Il riferimento era ai rilievi mossi soltanto nei giorni scorsi dalla vigilanza dei mercati di Giuseppe Vegas ai bilanci di FonSai, Milano Assicurazioni e Premafin contestualmente alle contestazioni rivolte al loro nuovo proprietario, Unipol.

Ma, appunto, quello dell’attivissimo senatore Idv è solo l’ultimo degli attacchi arrivati alla Consob e alle altre autorità di vigilanza nel corso di un anno che, nelle promesse del premier Mario Monti, avrebbe dovuto essere all’insegna dell’equità e che anche sul fronte del risparmio ha visto scrivere pagine nerissime. La più nera delle quali è stata l’iscrizione nel registro degli indagati per concorso in falso in bilancio di Giancarlo Giannini, il presidente della vigilanza delle assicurazioni, l’Isvap, ente peraltro prossimo a passare sotto la Banca d’Italia. A monte dell’accusa della Procura di Torino, manco a dirlo, il dissesto di Fondiaria Sai, il secondo gruppo assicurativo italiano (per il quale ha lavorato anche Giannini junior) su cui avrebbe dovuto invece vigilare. Delle mosse dell’Isvap come di quelle della Consob nell’ambito invece della fusione tra Unipol e il gruppo Ligresti, si sta interessando anche il pm di Milano, Luigi Orsi, che si era già dovuto muovere a luglio invitando Vegas a fare delle verifiche sui conti della compagnia delle Coop.

Lo stesso ex senatore e braccio destro di Giulio Tremonti, che nella sua ultima relazione annuale al mercato ha preferito parlare più di alta politica che di bassa finanza, poi, in chiusura d’anno ha incassato un esposto dalla Federconsumatori presso la Procura di Roma per portare alla luce “le reiterate violazioni di legge che caratterizzano le scelte gestionali della presidenza Vegas e che contrastano con il ruolo che la Commissione dovrebbe svolgere nell’interesse del Paese”. In sintesi l’accusa è di inerzia e di una predisposizione a tifare per i padroni dei mercati invece che per i piccoli risparmiatori.

Non mancano le stoccate neanche per la Banca d’Italia. Dall’onnipresente Lannutti, che mentre chiedeva le dimissioni del numero uno dell’Associazione delle banche italiane (Abi) Giuseppe Mussari – indagato nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, che ne ha causato l’attuale dissesto – ha ricordato che a dare il via libera all’operazione nel 2007 era stata, come le spettava, la banca centrale italiana all’epoca guidata da Mario Draghi. Lo stesso che, in veste di presidente della Bce e, quindi, di futuro titolare della vigilanza unica bancaria europea, il 17 dicembre scorso ha tirato le orecchie al governo e, implicitamente, anche a Bankitalia, sulla soluzione scelta di permettere a Mps di pagare con nuovi debiti verso il Paese gli interessi sui 3,9 miliardi di aiuti di Stato in arrivo. Perché così facendo si “potrebbe mettere ulteriormente in discussione la performance della banca nel breve termine e compromettere la sua capacità di rimborsare il bond (gli aiuti di Stato, ndr) nei tempi dovuti”.

Silenzio generale, invece, sul caso di Rcs – Corriere della Sera, nonostante nella partita ballino da una parte quasi 1 miliardo di debiti in scadenza a fine 2013, perdite che rendono necessaria una ricapitalizzazione per una cifra stimata tra 400 e 700 milioni di euro su cui si prende tempo, dall’altra una vasta compagine di azionisti in buona parte a loro volta quotati in Borsa e tra i quali figurano banche come Intesa, che di Rcs oltre che azionisti sono anche creditori. Nel mezzo i pochi risparmiatori rimasti con le pive nel sacco e oltre 5.000 dipendenti che attendono di avere certezze sul loro posto di lavoro.