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Sallusti, Napolitano commuta il carcere in pena pecuniaria

Il presidente della Repubblica ha accolto la richiesta di grazia presentata dall'avvocato del giornalista Ignazio La Russa. Il direttore del Giornale se la caverà pagando poco più di 15.000 euro. Lui: "Accetto la grazia, è una chiara indicazione a magistratura e politica"

Alessandro Sallusti

Napolitano ha deciso: Alessandro Sallusti, che sta scontando ai domiciliari la condanna definitiva a 14 mesi per diffamazione, potrà tornare in libertà versando una penale di 15.532 euro. Il presidente della Repubblica, che questa mattina ha ricevuto dal Ministro della Giustizia Paola Severino la documentazione relativa alla domanda di grazia in favore del giornalista avanzata dall’avvocato Ignazio La Russa, ha firmato il decreto con cui è stata concessa al direttore del Giornale la commutazione della pena detentiva ancora da espiare nella corrispondente pena pecuniaria.

La decisione del Quirinale “tiene conto dell’avviso favorevole formulato dal Ministro della Giustizia a conclusione dell’istruttoria compiuta con l’acquisizione delle osservazioni (contrarie) del Procuratore generale di Milano e del parere (favorevole) espresso dal magistrato di sorveglianza. Sono state anche considerate le dichiarazioni già rese pubbliche dalla vittima della diffamazione. Così come si è preso atto che il giornale sul quale era stato pubblicato l’articolo giudicato diffamatorio dopo la condanna del suo ex direttore ha riconosciuto la falsità della notizia formalizzando con la rettifica anche le scuse”.

La nota prosegue sottolineando che “la decisione di commutare la pena raccoglie altresì gli orientamenti critici avanzati in sede europea, in particolare dal Consiglio d’Europa, rispetto al ricorso a pene detentive nei confronti di giornalisti. Si è anche valutato che la volontà politica bipartisan espressa in disegni di legge e sostenuta dal governo, non si è ancora tradotta in norme legislative per la difficoltà di individuare, fermo restando l’obbligo di rettifica, un punto di equilibrio tra l’attenuazione del rigore sanzionatorio e l’adozione di efficaci misure risarcitorie. Con il provvedimento di commutazione della pena detentiva, il Presidente della Repubblica ha inteso ovviare a una contingente situazione di evidente delicatezza, anche nell’intento di sollecitare, nelle istituzioni e nella società, una riflessione sull’esigenza di pervenire a una disciplina più equilibrata ed efficace dei reati di diffamazione a mezzo stampa”.

La risposta di Sallusti non s’è fatta attendere: il giornalista, poco dopo la decisione del Quirinale, ha scritto su Twitter: “Ringrazio Napolitano. Accetto la grazia. Deve valere per tutti i giornalisti, chiara indicazione a magistratura e politica”. Poi, ai microfoni di TgCom24, ha aggiunto: “Domani spero di poter tornare al Giornale. E’ la vittoria per far sì che il Paese si possa dotare di una legge più liberale. Mi auguro che ce la possa fare il prossimo Parlamento”. 

In giornata, la procura generale di Milano aveva dato parere negativo alla concessione della grazia presentata da La Russa. Il parere dei magistrati, chiamati ad esprimersi sulla questione dal ministro della Giustizia Paola Severino, non era vincolante. Un’analoga richiesta di grazia era stata promossa dal deputato del Pdl Luca d’Alessandro, che aveva raccolto e consegnato al Quirinale le firme di 328 parlamentari. L’iniziativa, che aveva come primo firmatario il segretario del Pdl, Angelino Alfano, si appellava alla “saggezza del Capo dello Stato per risolvere una questione che nessuna delle parti in causa è stata in grado di dirimere”.

 


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