“La trattativa Stato-mafia è il peccato originale della Seconda Repubblica. E senza verità e giustizia sulle stragi non ci possiamo definire un paese civile”. Per Salvatore Borsellino, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzioni sollevato dal Presidente Giorgio Napolitano nei confronti della Procura di Palermo, è arrivato il “tempo di scegliere da che parte stare. E per “difendere la Costituzione e ribadire la piena e totale legittimità dell’azione dei pm” ha organizzato insieme alle Agende rosse e a diverse associazioni “Noi sappiamo“, una manifestazione in collaborazione con Il Fatto Quotidiano e Micromega “contro una sentenza in-consulta” (qui tutte le informazioni) che si svolgerà sabato 15 dicembre in Piazza Farnese, a Roma, a partire dalle ore 15.30. 

“Riteniamo il ricorso di Napolitano nei confronti dei giudici un ostacolo alla verità, che impedisce in qualche modo che sia fatta giustizia”, spiega il fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992. “In questo caso le intercettazioni del Presidente della Repubblica, a quanto pare, contengono qualcosa che il Quirinale non vuole sia divulgato sui magistrati o che ai parenti delle vittime potrebbe dare fastidio. Quelle della Consulta sono motivazioni assurde, a meno che – osserva- Napolitano non rivesta il ruolo di avvocato di Mancino“. Da qui l’iniziativa di sabato “a cui hanno aderito giornalisti, scrittori ed esponenti della società civile”. Sul palco interverranno anche Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Marco Lillo e Sandra Amurri del Fatto Quotidiano, ma ci saranno anche Luigi De Magistris, Moni Ovadia e Sabina Guzzanti e tanti altri, oltre ai contributi video di chi non potrà essere a Roma, tra cui Don Gallo.

Ma la trattativa Stato-mafia interessa anche ai cittadini o soltanto a giornalisti e magistrati? “Ci aspettiamo una grande partecipazione – conclude Borsellino -. La congiura del silenzio sulla vicenda negli ultimi 20 anni e la continua negazione dell’esistenza della trattativa hanno cercato di sviare l’attenzione. Ma senza verità sulle stragi anche la nostra democrazia è a rischio”.