Migliaia di aziende agricole fallite a rischio di infiltrazione della criminalità organizzata dopo essere comprate alle aste giudiziarie da “teste di legno”. Oltre al dramma sociale di decine di migliaia di posti di lavoro andati in fumo si aggiunge quindi il rischio concreto che le mafie possano sviluppare ancor di più il proprio potere economico ed imprenditoriale. E’ l’allarme lanciato da alcune associazioni che si battono per legalità e giustizia. L’associazione I Cittadini contro le mafie e la corruzione, Caponnetto, Dignità sociale e i Comitati agricoli riuniti hanno incontrato il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il suo sostituto Giuseppe Casini. “Solo nel centro Italia si contano circa 110mila aziende agricole – dichiara Antonio Turri, presidente dell’associazione i Cittadini contro le mafie e la corruzione – di queste, nel 2011, circa il 12% ha chiuso i battenti o è finito all’asta, 1300 casi solo nel Lazio. Alcune associazioni di categoria degli agricoltori si sono rivolte a noi perché hanno timore di ritorsioni, prospettandoci un clima di acquisti generalizzato sospetto, di personaggi che non vengono dal mondo dell’agricoltura. Come può l’impiegato, la casalinga, il cassaintegrato, il nullatenente, aggiudicarsi alle aste beni per centinaia di migliaia di euro pagati in contanti? Spesso purtroppo accade proprio questo”.

All’inizio erano solo Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna le regioni in cui le organizzazioni malavitose concentravano la loro azione ai danni dell’agricoltura. Ora la malavita ha allargato il suo giro d’azione al Lazio e alle regioni del nord. “Il fenomeno che riguarda le aziende agricole – spiega Elvio Di Cesare dell’associazione Caponnetto – dalla provincia di Latina fino alle porte della capitale, ha dimensioni notevoli ed è purtroppo in continua evoluzione. Si tratta di centinaia di aziende piccole e medie che chiudono, vuoi per la crisi generale che attanaglia il Paese e vuoi soprattutto per i meccanismi di un mercato che strozza i piccoli imprenditori”.

“La mafia ha vari metodi per ‘battere la concorrenza’ – aggiunge Turri – Furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, pizzo, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento e incendi alle colture, aggressioni, truffe all’Unione Europea, ‘caporalato’, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, controllo delle filiere agroalimentari, dalla produzione alla distribuzione”.

Il fenomeno degli acquisti avvenuti grazie a prestanome va avanti ormai da 4-5 anni. “E si è andato via via aggravando – continua Turri – Diverse inchieste giudiziarie hanno già accertato che alcuni terreni in passato erano andati a finire al clan dei Mallardo e dei Casalesi. Le mafie non sono interessate solo alle aziende agricole. Tra i molti esempi emblematici mi vengono in mente quello di una tranquilla signora di mezza età di Aprilia e un pensionato di Casal di Principe che, pochi anni fa, hanno acquistato un grattacielo intero al centro di Latina”. 

“Ciò che emerge ormai – spiega Di Cesare – è l’estensione e la ramificazione operativa dei clan interessati, sia a livello territoriale sia in termini di controllo criminoso, su tutte le attività che riguardano la produzione e lo smercio di prodotti agricoli. Per scongiurare che queste aste sospette favoriscano questo fenomeno è necessario un accertamento della Guardia di Finanza sullo stato patrimoniale di chi acquista, teso alla verifica della legittima provenienza del denaro impiegato come della effettiva possibilità economica di chi trova l’aggiudicazione, nulla apportando in termini di costi o di ingerenza in competenze estranee alle proprie”.

Nel frattempo le associazioni hanno proposto al procuratore Pignatone l’apertura di un’indagine per accertare l’identità dei soggetti che si sono aggiudicati le gare e la provenienza dei soldi utilizzati sequestrando tutti i fascicoli, sospendendo, nei casi dubbi, le procedure delle gare in itinere. “Il procuratore ci ha comunicato che prenderà in considerazione le istanze presentate e che valuterà attentamente l’entità della denuncia”.