All’indomani della batosta rimediata a Torino dalla Juventus, un 3-0 senza appello che ha seriamente compromesso le speranze del Chelsea di passare il turno in Champions League, Roberto Di Matteo è stato esonerato di prima mattina: alle 4 in punto ora londinese. Con un colpo basso, con la stessa perfidia con cui i tifosi negli stadi inglesi si rivolgono ai tecnici avversari in difficoltà, cantando You’re getting sacked in the morning!” (Ti licenziano domattina). In un comunicato apparso sul sito ufficiale del Chelsea, la società ringrazia il tecnico che le ha regalato la prima ed unica Champions League della sua storia, sollevata lo scorso maggio a Monaco di Baviera, e spiega che “le ultime prestazioni della squadra e i risultati non sono stati abbastanza buoni e il proprietario e il Consiglio direttivo del club hanno ritenuto che un cambiamento era necessario”.

Ribattezzato il Normal One in antitesi allo Special One Mourinho, per il basso profilo e per l’umiltà nel concedere i riflettori ai suoi giocatori piuttosto che a se stesso, Di Matteo era stato promosso sulla panchina del Chelsea nel marzo scorso, quando fu esonerato Villas Boas di cui era diventato assistente dopo alcune buone stagioni nei campionati inglesi con il Mk Dons e il West Bromwich (anche se l’ultima si concluse con un esonero). In pochi mesi Di Matteo è riuscito a risollevare una squadra allo sbando, arrivando a vincere un’incredibile semifinale di Champions contro il favoritissimo Barcellona, poi la finale contro il Bayern Monaco e infine anche la Fa Cup nello stadio di Wembley. Eppure, per il suo gioco sparagnino che oltremanica faceva gridare al catenaccio, il padre padrone del Chelsea Abramovich era seriamente tentato di non riconfermarlo già in estate.

La mancanza di una valida alternativa, ovvero la decisione di Guardiola di prendere un anno sabbatico dal calcio, ha però convinto l’oligarca russo a tenerlo in panchina. E l’inizio della stagione per il Chelsea è stato assai positivo, con la testa del campionato e la strada in discesa in Champions. Poi, due soli punti nelle ultime quattro partite in Premier e la batosta di Torino, hanno fatto precipitare la situazione. E così Di Matteo è diventato l’ottavo allenatore esonerato in dieci anni di regno russo nel sudovest londinese, in compagnia di nomi come Ranieri, Mourinho, Scolari e Ancelotti. Un eccidio di tecnici costato ad Abramovich oltre 50 milioni di sole buonuscite, stipendi esclusi. Bruscolini per un uomo che in dieci anni, per vincere la sua prima Champions – e per accreditarsi quella visibilità internazionale che gli permettesse di sfuggire ai violenti regolamenti di conti tra ex oligarchi – ha investito nel club oltre un miliardo di sterline.

Da qui a giugno, sulla panchina londinese, la più ambita per le disponibilità economiche della proprietà insieme a quelle del Paris Saint-Germain e del Manchester City, siederà Rafa Benitez. In serata è arrivata l’ufficialità: per l’ex tecnico di Inter, Liverpool e Valencia contratto fino a giugno, poi si vedrà. In pole position per l’anno prossimo c’è sicuramente Guardiola. Già dallo scorso mercato estivo infatti, i costosi acquisti dei giovani e talentuosi trequartisti Oscar, Hazard e Lucas Piazòn hanno disegnato sulla carta la squadra perfetta per l’artefice del miracolo Barcellona. Guardiola ha detto di non voler interrompere l’anno di riposo e di essere disponibile solo a fine stagione. Sempre che nel frattempo non lo tenti l’ipotesi Manchester City, che ha appena arruolato in società i suoi ex colleghi blaugrana Soriano e Beguiristain, più che quella del Milan che sembra solo una fantasia della stampa italiana. Per ora, dunque, Benitez ad interim. Anche se forse il miglior caretaker manager in circolazione, capace di vincere Champions League e Fa Cup in pochi mesi, il Chelsea lo aveva già in panchina.

Aggiornato dalla redazione web alle 20,45