I primi a fare le spese della crisi? C’è da stare certi che saranno i malati. La conferma, dopo il balletto governativo sui fondi per i malati di Sla, arriva dalle statistiche che evidenziano come la tendenza a fare cassa risparmiando sulla salute nell’area Ocse sia iniziata da un pezzo e in Italia siamo solo ai primi assaggi.  A certificarlo è lo studio “Health at a Glance Europe 2012”, realizzato congiuntamente dall’Ocse e dalla Commissione Europea, secondo il quale è iniziato tutto nel 2010. Anno nel quale, per la prima volta negli ultimi 35 anni, gli stati dell’Unione Europea hanno tagliato la spesa sanitaria.

Una statistica che per il momento esclude l’Italia che nel 2010 aveva invece registrato una crescita dell’1 per cento. Del resto le manovre finanziarie più pesanti sulla sanità nel Paese sono state realizzate nel biennio 2011-2012. Gli altri Paesi e, in particolare, a livello comunitario, hanno iniziato prima con una diminuzione della spesa sanitaria dello 0,6%, cosa che non accadeva dal lontano 1975, a fronte di una crescita media annua del 4,6% nel periodo 2000-2009.

I tagli più pesanti li ha realizzati l’Irlanda (-7,9%), tra i primi Paesi finiti nella morsa della crisi, che nei dieci anni prima aveva al contrario registrato un aumento medio annuo degli investimenti del 6,5 per cento. Seguono l’Estonia (-7,3% nel 2010 e +7% medio nel 2000-2009) e Grecia (rispettivamente -6,7% e +5,7%). L’Italia, come detto, ha aumentato la spesa sanitaria nel 2010 ma nel decennio precedente la crescita era stata molto bassa se paragonata alla media europea (+1,3%). I Paesi che spendono di più per la sanità in rapporto al Pil sono invece Olanda (12%), Francia (11,6%) e Germania (11,6%). L’Italia si ferma al 9,3% ma è comunque sopra la media Ue (9%).

A fare le spese dell’austerity sono stati soprattutto i programmi di salute pubblica e le cure preventive, che nel 2010 a livello comunitario hanno rappresentato solo il 3% delle spese sanitarie, mentre i governi hanno cercato di preservare i fondi per la cura delle malattie molto più gravi. Sul fronte della prevenzione l’Italia è il fanalino di coda in Europa con solo lo 0,5% della spesa sanitaria destinata a questo scopo. Per l’Ocse si tratta però di una decisione sbagliata sia sotto il profilo medico che finanziario. Prevenire, infatti, costa molto meno che curare e fenomeni come il fumo, l’alcol e il sovrappeso sono bombe a orologeria per i sistemi sanitari.

Nel 2010 nell’Unione Europea più di un adulto su due era in sovrappeso e il 17% era obeso, percentuale raddoppiata dal 1990. L’altra grossa sfida per i sistemi sanitari è rappresentata dall’invecchiamento della popolazione, un problema di grande attualità già ora per l’Italia, che ha la seconda percentuale più alta di ultrasessantacinquenni (20,3%), preceduta solo dalla Germania (20,6%). “Sebbene si tratti di tagli probabilmente inevitabili – scrivono gli esperti dell’Ocse nel report – queste misure avranno conseguenze molto significative sui pilastri dei sistemi sanitari”.

In Italia, per esempio, spicca la forte diminuzione dei posti letto disponibili: erano 6,4 per ogni 1.000 persone nel 2000 e sono scesi a 3,5 nel 2010, uno dei valori più bassi dell’intera Unione Europea (questa particolare classifica è guidata dalla Germania con 8,3 letti ogni 1.000 abitanti). E dopo le ultime sforbiciate della Spending review sono destinati a scendere ancora. Dal corposo studio dell’Ocse saltano però fuori anche dati inattesi: nel 2010 nella povera Grecia si sono registrati solo 3 suicidi ogni 100mila persone (dato più basso in Europa) contro i 9,9 della ricca Germania (e i 5,4 dell’Italia). Le statistiche del 2011-2012 potrebbero però evidenziare una situazione molto differente, con Atene che nell’ultimo biennio ha ben mostrato le possibili evoluzioni di certe scelte politiche.