Fin dalle prime luci dell’alba Bologna è stata invasa da circa 10 mila persone pronte allo sciopero europeo contro le politiche di austerity a cui hanno aderito Cobas e Cgil. Tre i cortei che si sono irradiati per le vie del centro città: quello degli studenti universitari e dei collettivi studenteschi; quello degli studenti superiori e dei docenti; e quello della Cgil.

In Piazza dei Martiri i primi a partire sono stati i lavoratori, centinaia di operai provenienti da alcune delle fabbriche più importanti della regione, dalla Gd alla Ducati, accompagnati in corteo dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, dal numero uno della Cgil, Danilo Gruppi, dal segretario regionale Danilo Barbi e dal segretario del Pd di Bologna Raffaele Donini. Che sulle critiche espresse dai manifestanti nei confronti dell’operato del presidente del consiglio Mario Monti, sostenuto a Roma dai democratici guidati da Pierluigi Bersani, ha chiarito: “Monti ha il merito di aver restituito all’Italia la credibilità a livello internazionale. Ora dovrà concludere il suo mandato per evitare che il paese cada in un baratro finanziario ma poi bisognerà andare oltre, servono politiche di slancio economico, di crescita, di equità sociale e può portarle avanti solo la politica progressista”. 

Ordinati per azienda, tra loro c’erano i dipendenti della Magneti Marelli (gruppo Fiat), dove il 95% degli operai ha aderito allo sciopero, della Breda Menarini Bus, che da mesi attendono un compratore che proponga un piano industriale atto a risollevare le sorti dell’azienda, della Perla, che ha già annunciato esuberi su esuberi, della Ceam, che lascerà a casa la metà dei lavoratori. E poi ancora, a seguire, i dipendenti pubblici, gli universitari, l’edilizia e le cooperative. Erano circa 600, scesi in piazza per “il lavoro e la solidarietà, contro l’austerità dell’Europa e del governo Monti”. “Siamo qui, oggi – racconta Patrizia, lavoratrice della Perla – perché vogliamo difendere il posto di lavoro dei giovani, perché quando avranno licenziato tutti i precari toccherà a noi rimanere a casa. Non c’è equità in Italia, paga solo chi lavora e chi rimane disoccupato”.

“Io faccio parte di quei 90 esuberi, su 140 dipendenti in tutto, che l’azienda ha stabilito – spiega Nazario Villani, 46 anni, papà di un bimbo piccolo e lavoratore della Ceam – vogliono chiudere lo stabilimento e spostare tutto in Spagna. Perché lo Stato non fa nulla per evitare che le industrie facciano ciò che vogliono? Questo governo ci aveva promesso equità, invece non muove un dito per tutelare il posto di lavoro degli italiani, e quindi la loro dignità”. “Lo scenario che si sta delineando in Italia e in Emilia Romagna, una regione che un tempo era un’eccellenza produttiva, fa paura – commenta Eden Benvenuti, della Breda Menarini Bus, in cassa integrazione – a questo punto, non ci resta che manifestare”.

Il gruppo ha marciato lungo via Marconi per confluire in piazza dei Martiri, dove alcuni rappresentanti dei lavoratori in azienda, Rsu, e i dirigenti della Cgil e della Fiom hanno concluso la manifestazione dal palco. “Un’altra Europa è possibile – ha scandito Danilo Barbi, parlando a una piazza piena di lavoratori – l’austerità non funziona. L’Europa deve cambiare struttura e politiche: servono investimenti pubblici fuori dal patto di stabilità. Il ministro Passera ha 150 vertenze sul suo tavolo con 150.000 lavoratori coinvolti: non ne ha risolta neanche una”.

Dall’altro lato della città, anche gli studenti e i professori, provenienti sia dagli istituti superiori, sia dall’università, hanno marciato per le vie di Bologna con striscioni e megafoni, al grido “la scuola pubblica è un bene comune”. In più di 2.000 da Piazza XX Settembre hanno attraversato via Indipendenza, per incrociare i 1.000 che da piazza Verdi e via Dè Castagnoli sono confluiti in un unico corteo, declamando slogan contro il presidente del consiglio Mario Monti e la sua squadra di ministri: “Profumo di m.”, “La scuola pubblica non si tocca”, “Basta banche sognano gli studenti”, “Occupiamo tutto, occupiamo subito”, “Ministro Fornero stiamo arrivando”.

Tra loro c’erano gruppi provenienti da tutti i licei e gli istituti superiori cittadini, tra cui Teresa Rossano, professoressa di Lettere alle Aldrovandi Rubbiani, che guidava il corteo partito dalla sua scuola. “Siamo scesi in piazza con i nostri studenti perché il governo ci ha costretto ha cancellare tutte le attività extrascolastiche, per le quali tra l’altro non siamo mai stati retribuiti, impoverendo il sistema pubblico in favore di quello provato – racconta la docente, in servizio da quasi vent’anni – hanno espulso i precari, eliminando ogni forma di ricambio, e alla mancanza di organico hanno risposto chiedendoci di lavorare ancora più ore. Ma la scuola non può essere trattata così, l’istruzione è un diritto e va tutelato”.

I cortei composti da studenti e insegnati hanno quindi sfilato per il centro città prima di dividersi. Mentre i docenti raggiungevano piazza Santo Stefano, i ragazzi hanno bloccato il traffico sui viali, per poi mettere in atto alcuni blitz dimostrativi contro le banche cittadine, lanciando uova contro le vetrine e le insegne di Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Credem. “Queste politiche di austerity non sono fatte per la gente – commentano alcuni studenti dell’Alma Mater di Bologna, tra le mani un cartello con scritto ‘brisa privatizér’, che in dialetto significa ‘non privatizzare’ – servono solo ad arricchire i banchieri. Noi una scuola classista non la vogliamo”.

Le avanguardie del corteo hanno poi puntato il ministero del lavoro con in mano alcuni secchi di vernice. “L’abbiamo dipinto di rosso” spiegano alla folla, prima di proseguire verso la Cisl, “il sindacato giallo, della casta, che non tutela i lavoratori”, che con Uil non ha aderito allo sciopero europeo a cui hanno invece partecipato Cgil e Fiom. Uova, grida e fumogeni hanno accompagnato i bliz dei 3.000 studenti, che di corsa sono riusciti ad anticipare il controllo delle forze dell’ordine. “Siete il sindacato della casta, basta depenalizzare i lavoratori”.

L’azione è stata prontamente condannata da Alessandro Alberani, segretario della confederazione italiana sindacato lavoratori di Bologna, che l’ha definita “molto cruenta”. “C’e’ un disegno squadrista di attacco alle nostre sedi. Noi cerchiamo di tenere i toni bassi, ma questo episodio dimostra quanto il clima sia difficile e di come siamo in prima linea: la Cisl è dipinta come il sindacato venduto e nemico, ma in realtà fa solo il suo lavoro. Mi auguro – ha aggiunto Alberani, che ha già chiamato il questore Vincenzo Stingone e il leader Cisl, Raffaele Bonanni – che domani a scuola i docenti parlano in classe del fatto che il fascismo è nato dagli attacchi alle sedi sindacali”.

Anche il Pd cittadino ha condannato l’accaduto, perché “in questo clima – ha detto Donini – gli episodi di violenza compiuti da una piccola frangia del corteo studentesco non hanno giustificazione alcuna e vanno stigmatizzati senza esitazione”. Il sindaco Virginio Merola ha invece deciso di recarsi di persona alla sede della Cisl in via Milazzo per esprimere solidarietà ai lavoratori, che si sono detti “spaventati” e turbati dall’azione portata avanti dagli studenti.