Si chiama Ralph Spaccatutto, è il film d’animazione di Natale della Disney ed è anche uno dei film evento al Festival di Roma. Presentato oggi fuori concorso nella sezione parallela (ora autonoma) Alice nella Città, il cartoon diretto da Rich Moore ha molto di innovativo nonostante venga presentato come una specie di Toy Story ambientato nel mondo dei videogiochi. A partire dal regista, che viene dall’animazione seriale per adulti dei Simpson e di Futurama, passando per i continui riferimenti ai videogiochi del passato, arrivando al doppiaggio originale affidato al serissimo John C. Reilly e all’irriverente e dissacrante comica Sarah Silverman.

Ralph è un omone che vive in un videogioco anni ’80, Felix Aggiustatutto Felix, e nonostante il suo lavoro sia quello di fare il cattivo, proprio non ne può più di essere considerato tale dagli altri abitanti del condominio Belposto. Nel suo mondo non viene concepito il libero arbitrio, e così Ralph parte per un viaggio negli altri videogame della sala giochi in cerca di una medaglia che lo faccia finalmente diventare un eroe.

Alla presentazione del film al Festival di Roma hanno partecipato il regista Rich Moore e il produttore Clark Spencer, che hanno raccontato come è stato sviluppato questo progetto. “Abbiamo rifatto il film praticamente sette volte,” spiega Moore.”Mi chiedevo se non fosse rischioso introdurre personaggi vecchi in una storia indirizzata ai giovani. Poi ho parlato con mio figlio tredicenne, che mi ha rivelato di conoscere Pac Man e Mario pur non avendoci mai giocato, e ho capito che queste figure appartengono alla cultura popolare, sono icone, proprio come lo erano Stanlio e Ollio quando ero giovane io.”

Il fatto che alla base di tutto ci sia una storia umana, che funzionerebbe a prescindere dall’ambientazione, è un suggerimento arrivato forse da John Lasseter, direttore creativo dei Walt Disney Animation Studios e regista proprio di quel Toy Story a cui in molti stanno facendo riferimento quando parlano del cartoon di Moore (ma c’è anche tanto Tron… e un po’ di Alien). “L’idea alla base è in effetti molto simile: prendere personaggi inanimati e indagare sulla loro vita” continua Moore. “Ma il nostro approccio è stato diverso: volevamo portare sullo schermo sia ciò che sappiamo che ciò che non sappiamo dei videogiochi.”

E così, in un panorama costellato di fallimenti (sia artistici che economici), Moore commenta il presunto rapporto maledetto tra cinema e videogiochi: “Non so se sia impossibile realizzare un buon adattamento cinematografico di un videogioco, ma penso che questi film finora si siano presi troppo sul serio. Sono sempre film d’azione violenti e realistici, ma io che sono cresciuto con i videogiochi vi ho sempre trovato un non so che di umoristico. Forse il segreto è quello: raccontare una storia umana, con un po’ di sano umorismo”.

A cura di BadTaste.it – il Nuovo Gusto del Cinema