Rimborsi chilometrici, spese di rappresentanza, emolumenti da consigliere provinciale e stipendio ridotto da appuntato della guardia di finanza. Demetrio Cara è stato eletto a Palazzo Foti nel maggio del 2011. Si era candidato nella lista Raffa Presidente collegata a quella del Popolo della Libertà. Nominato consigliere provinciale di Reggio Calabria, Cara aveva spostato la residenza dal capoluogo di provincia a Gioia Tauro, una sessantina di chilometri dalla sede del Consiglio che gli avrebbero consentito di usufruire di rimborsi chilometrici maggiorati. Non certamente cifre da capogiro (intorno alle 600-700 euro in più al mese) ma la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. Il pm Matteo Centini vuole vederci chiaro e nei giorni scorsi ha inviato i militari della guardia di finanza al palazzo della Provincia. I militari si sono presentati nella sede del gruppo del Pdl reggino e hanno acquisito la documentazione dalla tesoreria del partito di Berlusconi.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire la vicenda che, a questo punto, rischia di allargarsi visto che le fiamme gialle stanno passando al setaccio tutte le spese del Popolo della libertà. Demetrio Cara è un finanziere che prestava servizio a Gioia Tauro. Una volta eletto, il Comando provinciale lo ha trasferito a Gambarie, comune di Santo Stefano D’Aspromonte, una sede più vicina a quella del consiglio provinciale in modo da svolgere il proprio lavoro di appuntato della guardia di finanza e, allo stesso tempo, dedicarsi alla politica. L’anomalia è che, all’indomani della sua elezione, pur abitando a Reggio Calabria, Cara ha dichiarato di essere residente nella caserma di Gioia Tauro.

Adesso gli uomini del colonnello Claudio Petroziello stanno verificando tutti i soldi che il collega-politico ha percepito in un anno e mezzo. Dopo gli accertamenti, la procura deciderà se contestare reati al consigliere provinciale. Ma la vicenda di Cara potrebbe rivelarsi solo la punta di un iceberg di quello che, in realtà, è il sistema dei soldi che vengono dati ai politici attraverso i partiti. Fondi di cui una parte vengono gestiti a livello locale, altri invece direttamente da Roma.

A proposito, su questo fronte a Reggio la sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza sta conducendo un’altra delicata indagine, coordinata dall’avvocato generale dello Stato Franco Scuderi. Al consigliere regionale del Pri, Antonio Rappoccio (già in carcere da fine agosto), sono stati trovati assegni per 70mila euro emessi dal gruppo Alleanza per la Calabria a suo favore senza nessuna ‘giustificazione’. Gli investigatori hanno acquisito la documentazione relativa alle spese del partito che, nel 2011, ha percepito oltre 338mila euro. Tolti 100mila euro per i contributi e le trattenute dei collaboratori dipendenti del consiglio regionale, restano 238mila euro gestiti dal capogruppo di Alleanza per la Calabria Giulio Serra (non indagato) assieme al consigliere Rappoccio.

Forse è ancora presto, ma le due indagini possono provocare un terremoto nella politica calabrese, già provata dallo scioglimento del Comune di Reggio per contiguità mafiosa. Il sospetto è che si possa scoprire l’ennesimo ‘caso Fiorito‘ partendo dalla cosiddetta ‘cricca Rappoccio’ che aveva messo in piedi una serie di cooperative attraverso le quali venivano banditi concorsi fantasma che sarebbero serviti al consigliere repubblicano per promettere posti di lavoro inesistenti in cambio dei voti per le regionali 2010 quando si era candidato a sostegno del presidente Giuseppe Scopelliti.

Stando al prospetto riepilogativo del 2011, infatti, il gruppo Insieme per la Calabria ha speso 15mila euro per “spese postali, telefoniche e di segreteria, acquisto quotidiani, settimanali e riviste, abbonamenti, spese di cancelleria, fotocopiatrici ed attrezzature”. Ammontano, invece, a 124mila euro, le “spese organizzative, di funzionamento, di rappresentanza, di aggiornamento, studio e documentazione, acquisizione di consulenze professionali di esperti, informazione sull’attività del gruppo, documentazione e libri, spese tipografiche, organizzazioni di convegni”. E se quasi 65mila euro sono la cifra sostenuta dal gruppo consiliare per le “collaborazioni e il personale, per il rimborso viaggi e le trasferte per partecipazione attività”, sfiora i 45 mila euro l’ammontare delle uscite sotto la voce “altre spese”. Tutto, naturalmente, senza ricevute, scontrini o spiegazioni che dimostrino la tracciabilità dei soldi.