Assolto. E vincitore. Nichi Vendola esce dal processo per abuso d’ufficio da “persona perbene”, come lui stesso ha dichiarato subito dopo la lettura della sentenza. E soprattutto con una carta in più da giocare nella sua carriera politica, cui oggi una condanna avrebbe posto fine e che invece riparte con slancio. “Adesso comincia la cavalcata delle primarie”, annuncia come grido di battaglia.

Prima commosso, poi disteso e combattivo. I due volti del governatore della Puglia – all’uscita dal Tribunale e in conferenza stampa – dimostrano quanto la sentenza sia uno spartiacque tra passato e futuro. A caricarla di un valore cruciale, del resto, era stato proprio Vendola, con la dichiarazione shock all’indomani della richiesta di 20 mesi di reclusione avanzata dalla Procura di Bari: “Se sarò ritenuto colpevole mi ritirerò dalla vita pubblica”, aveva detto. Aprendo la porta a scenari apocalittici in Regione (dimissioni e immediato ritorno al voto) e anche a livello nazionale (ritiro dalla primarie del centrosinistra, dove il governatore pugliese potrebbe rivestire il ruolo di ago della bilancia nella lotta fra Bersani e Renzi).

Invece “giustizia è stata fatta”, gioisce Vendola. Ha giocato d’azzardo, legando il proprio futuro politico ad una vicenda giudiziaria piuttosto controversa. Forse perché convinto fino in fondo della propria innocenza, forse perché la pena richiesta dai pm – apparsa a molti eccessiva – lasciava presagire in qualche modo l’esito del processo. In ogni caso ha vinto la sua scommessa: il giudizio di assoluzione di oggi lo fa forte di una credibilità che in pochi possono vantare all’interno dell’attuale classe politica italiana. “Ho vissuto un’intera vita sulle barricate della legalità, non avevo alternative a quella di rimettermi al giudizio dei magistrati”, ha dichiarato. Anche la recente uscita di Berlusconi – che al suo contrario resta in politica proprio per essere stato condannato – gli fa sponda.

Oppure Vendola, grazie al verdetto del Tribunale di Bari e ad un pizzico di fortuna per la tempistica, è riuscito a trasformare in realtà quello che era un semplice slogan elettorale. “L’idea di poter apparire come un Fiorito o come gli altri mascalzoni che calcano la scena pubblica mi era inaccettabile. Un po’ mi vergognavo: non avrei mai potuto confondermi con i politici che danzano con le mafie e hanno atteggiamenti di spavalda impudicizia nei confronti delle istituzioni. Io sono una persona perbene”, ha affermato, proprio a ribadire la sua diversità.

Ha ricevuto 500 messaggi sul cellulare e oltre mille commenti sulla sua pagina Facebook. Oggi quasi tutti di sostegno. A dimostrazione del fatto che la sentenza gli porterà in dote anche una buona dose di popolarità. E magari anche un’impennata nei sondaggi in vista delle consultazioni del centro-sinistra previste per il 25 novembre. Proprio il processo subito diventerà l’arma in più da giocare nella corsa elettorale. E’ lui stesso, del resto, a dichiararlo: “Trasformerò questo svantaggio in un vantaggio”. Vendola, infatti, è stato assolto con formula piena perché “il fatto non sussiste”.

La decisione del gup Susanna De Felice, arrivata stamattina intorno alle 10, ha posto fine al processo per abuso d’ufficio sul concorso della nomina di un primario nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità pugliese. A puntare il dito contro il Presidente della Regione Puglia era stata Lea Cosentino, all’epoca direttore generale dell’Asl di Bari, meglio conosciuta come ‘Lady Asl’: l’ex dirigente – arrestata nel gennaio 2010 e tutt’ora al centro di varie inchieste – aveva denunciato di aver ricevuto pressioni dal governatore per riaprire i termini del concorso da primario presso l’ospedale San Paolo di Bari, in modo da consentire la partecipazione di Paolo Sardelli (inizialmente rimasto escluso perché interessato ad un altro incarico). Sardelli, chirurgo toracico di fama indiscussa nell’ambiente medico, è poi risultato effettivamente vincitore del concorso, ma non per la raccomandazione ricevuta, bensì in virtù dei propri titoli. Il governatore della Puglia si era difeso dimostrando la natura disinteressata della propria ‘intromissione’ (non conosceva personalmente Sardelli, legato anzi allo schieramento politico opposto), e soprattutto puntando sul fatto che in Italia negli ultimi anni più di 180mila concorsi sono stati riaperti per varie ragioni, non da ultima quella dell’arricchimento dei partecipanti alla gara. Gli stessi avvocati della Cosentino avevano specificato che la richiesta di riapertura dei termini non costituiva tecnicamente reato. E il Tribunale di Bari si è pronunciato della stessa opinione.

Nessuna polemica contro i magistrati che lo avevano accusato: “Sarebbe ben strano lamentarsi nel giorno in cui ho avuto ragione ad avere fiducia nella giustizia”. C’è spazio solo per la gioia: “Avevo l’innocenza nel cuore. Vederla scritta anche in una sentenza è motivo di felicità e di sollievo”. Con lo sguardo proiettato al futuro: “Finalmente posso concentrarmi sulle primarie: sono stato molto frenato fino ad oggi, chi mi conosce lo sa. Parto con uno svantaggio enorme perché i miei competitor hanno cominciato da molto e vi si dedicano a tempo pieno. Io non trascuro la mia Regione in questo momento così delicato. E poi c’è stato il processo. Ma adesso si fa sul serio. Tutta la mia vita del resto è stata caratterizzata dall’essere un Davide contro tanti Golia: spero che ancora una volta vinca Davide”. Vendola è innocente, Vendola non si ritira: rilancia.