C’è sempre qualcuno  che deve dirci che abbiamo sognato o che eravamo consenzienti, c’è sempre qualche uomo che deve dirci quello che dobbiamo vedere. Secondo lui.

Mentre l’avvocato Marcello Adriano Mazzola scriveva il post sull’inconsistenza del femminicidio, a Trecastagni, in provincia di Catania, un uomo tentava di uccidere la moglie che  stava facendo un  bagno, gettando un phon nella vasca, e dopo averla cosparsa di alcol, l’ha  inseguita con l’accendino.Voleva darle fuoco.

Il tentato femminicidio di Trecastagni, è avvenuto a tre giorni esatti da quello di Carmela e dal ferimento di sua sorella Lucia.

Per  fortuna non si sono  puntualmente verificati i canonici tre giorni che scandiscono la sequenza di femminicidi. Una casistica di cui le  femministe “dai temi dislessici vanno “cianciando  e ciarlando“: l’avvocato Adriano Mazzola così è solito rivolgersi alle donne. Non parla come un misogino ma perché mette un tocco di savoir faire in un  linguaggio politicamente corretto e adoperato da chi si occupa di pari opportunità in qualche commissione di rilievo. Se fosse maschilista o misogino chissà come si rivolgerebbe alle donne.

Scrive nel suo post che le donne non sono sempre deboli, caste  pure; sono perfettamente d’accordo che non siano soggetti deboli, anzi le donne sono soggetti forti, e nei centri antiviolenza lo diciamo da trent’anni. Ma che c’entra la battuta sulla castità e la purezza? Il Paese del Bell’Antonio ce lo siamo lasciato alle spalle (spero), ed anche giudici e i legislatori non si curano più della vita sessuale delle donne quando trattano leggi e diritti o formulano sentenze. Se ne faccia una ragione!

Nel 2012, l’Italia è scesa dal 74° all’80° posto nella classifica del Gender Gap Report sulla condizione delle donne nel mondo stilata dal World Economic Forum. In classifica siamo dopo il Ghana, e il Bangladesh, ma coraggio, davanti allo Yemen. Guardiamoci indietro, come suggeriva un personaggio del compianto Massimo Troisi, e fino a che non ci sarà più nessuno non si preoccupino le commissioni di pari opportunità.

Concludo con un commento sulle percentuali di uccisioni di donne, citate  dall’avvocato Mazzola, tratti dal Global study on homicide. Quei dati non possono rivelare nulla sul femminicidio, in quanto sono dati che trattano di vittime dividendole in genere maschile e femminile, ma non specificano la natura del legame tra vittima e aggressore.

Faccio un banale esempio: se in un paese le donne uccise sono il 23% degli omicidi totali, si deve analizzare se quel 23%  è una conseguenza di un furto o di una rapina, oppure conseguenza di relazioni di intimità o sessismo. E’ così che si rilevano profili sociologici nei paesi. Il 23% di soli femminicidi, in un paese, denuncia un problema maggiore di violenza sessista sulle donne rispetto ad un altro con  una percentuale di donne uccise più alta, ipotizziamo il 40% , ma di femminicidi inferiori al 23%.

Marcello Adriano Mazzola si domanda se esiste il femminicidio? Secondo le Nazioni Unite , si. Se ne faccia una ragione! Con la ratifica della Convenzione di Istanbul (anche quella parla di femminicidio) e l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla violenza alle donne e il femminicidio, potremo mettere in campo protocolli e interventi in rete, e aiutare efficacemente molte più donne. Sono ancora troppe quelle che denunciano violenze o stalking e non trovano risposte adeguate nelle istituzioni italiane. E se anche per Mazzola sono troppe 105 donne uccise in dieci mesi, solo perché volevano lasciare mariti o fidanzati, può sempre firmare la petizione dei centri antiviolenza. L’appello ha raccolto  in pochi giorni quasi quindicimila firme.

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No more femminicidio, quando le parole contano, dal blog di Monica Lanfranco