“Io procedo per tentativi”. Lo slogan di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, è fin troppo chiaro. Nella scelta dei manager delle aziende pubbliche, il primo cittadino tenta, prova, sonda a spese dei cittadini. In Atac, l’azienda di trasporto pubblico, ha cambiato sei amministratori delegati, in Ama, l’azienda che si occupa di raccogliere i rifiuti della Capitale, poco meglio, la casella di ad è cambiata tre volte. Un giochino che costerà due milioni di euro ai romani per le buonuscite dei manager silurati.

Scelte, quelle che riguardano Ama, ancor più delicate, vista la situazione rifiuti a Roma con un commissario per l’individuazione del sito che dovrà ospitare la discarica dopo la chiusura di Malagrotta, il mega buco di proprietà di Manlio Cerroni. L’azienda di igiene urbana capitolina è gravata da oltre 600 milioni di debiti pregressi, nel bilancio 2011, e conta settemila dipendenti. E così in settimana l’ultimo avvicendamento con le dimissioni di Salvatore Cappello, manager vicino al governatore Formigoni e Cl, arrivato alla guida dell’Ama nel luglio 2011 con le migliori intenzioni.

“Si è rotto il rapporto fiduciario”, così Alemanno spiega a ilfattoquotidiano.it la sua rimozione. Al suo posto arriva, promossa direttore generale, Giovanna Anelli, un passato alle Poste, prima di transitare in Ama, nel 2009, quando alla guida c’era il fedelissimo di Alemanno, Franco Panzironi. La scelta del nuovo cambio costerà ai romani 700mila euro, visto che Cappello dovrà essere pagato al costo pattuito di 350mila euro all’anno per altri 24 mesi. La rottura sarebbe arrivata a causa di un accordo che Cappello aveva intenzione di sottoscrivere con il Colari di Cerroni, 50 milioni di euro all’anno, per un decennio, per il trattamento di una parte dei rifiuti prodotti dai romani. Accordo del quale non sarebbe stato a conoscenza il consiglio di amministrazione di Ama e lo stesso primo cittadino.

In realtà, spiegano fonti vicine al manager Cappello che resta in silenzio per la clausola di riservatezza, circolari e verbali del cda, proverebbero il contrario e il comune era al corrente dell’accordo. Insomma, non c’erano ragioni per la rimozione, ma si sarebbe trovato un pretesto per l’avvicendamento e, infatti, si è scelta la strada delle dimissioni concordate. Alemanno ha potuto mutare gli assetti mentre Cappello ne esce esce continuando a percepire gli emolumenti previsti: 700mila euro. A rimetterci solo i romani e le casse comunali.

“Su questa decisione – spiegano diverse fonti in Ama – ha pesato il ruolo che ancora svolge Franco Panzironi in azienda”. Panzironi, fedelissimo di Alemanno, segretario generale della fondazione del sindaco, è stato amministratore delegato di Ama all’epoca dello scandalo parentopoli, indagato per abuso d’ufficio, oggi è presidente di Roma multiservizi, partecipata proprio da Ama. Ora sulla poltrona più importante dell’azienda di igiene urbana arriva Giovanna Anelli. “Una fedelissima di Panzironi”, accusa il Partito democratico: “Con la nomina di Giovanna Anelli – attaccano i democratici – Franco Panzironi torna di fatto a comandare all’Ama, è uscito dalla porta ed è rientrato dalla finestra”.

Il sindaco Gianni Alemanno a ilfattoquotidiano.it prova a smorzare le polemiche: “Ma quale Panzironi? Anelli è una professionista. Arriva dalle poste. Al massimo è una donna di Passera”. Ma per capire il fallimento della gestione Alemanno, oltre alla parentopoli, basta guardare il dato della raccolta differenziata: un 26%, a dispetto dell’obiettivo fissato per legge a 65% per il dicembre di quest’anno. Mentre Alemanno ‘tenta’, i romani pagano.