Una delle donne più note del sottobosco televisivo creato dall’avvento del digitale è senza dubbio Carla Gozzi, una delle star di Real Time. Il nome, forse, dirà poco ai più, ma basterà urlare, con aria divertita e un po’ stronzetta, “Ma come ti vesti” per inquadrare il personaggio. Trattasi della biondissima fashion guru milanese che proprio oggi torna su Real Time alle 15 con un nuovo programma: “Guardaroba perfetto”. Non ci sarà più il degno compare Enzo Miccio, anche se il format sembra molto simile a “Ma come ti vesti”.

Nuovo programma mica tanto, dunque, visto che si tratterà sempre di dar consigli di stile a sciatte e trascurate sciure. Stavolta, però, nulla verrà buttato, nemmeno quei capi inguardabili che di solito facevano urlare di orrore la Gozzi. Se proprio qualcosa non si potrà riutilizzare, verrà donato a una associazione umanitaria. Nemmeno il superficiale mondo della moda televisiva può permettersi tali sprechi, in tempi di crisi. Recente notorietà televisiva a parte, Carla Gozzi è donna navigata nel mondo della moda. È stata assistente di creativi e stilisti, per poi diventare style coach e fashion blogger (tutte queste espressioni inglesi dal significato dubbio finiranno per farci scoppiare la testa). Sull’onda del successo in tv, nel 2010 è nata addirittura la Carla’s Academy, una scuola di stile per personal shopper, stilisti, venditori e rappresentanti. E l’anno scorso, infine, la Carla’s Academy Kids, corsi dedicati a bambine dai 6 ai 12 con lo scopo di “crescere con gusto e non sbagliare mai le occasioni”, come la stessa Carla spiega sul suo cliccatissimo sito.

Ora, a parte che vorremmo conoscere le signore che mandano le proprie bambine a imparare lo stile e il buongusto invece di farle giocare al parco, la domanda che ci assilla (ma anche no) è la seguente: fu vera gloria? Il successo di Carla Gozzi, così come quello di altre donne “digitali” come Paola Marella (la stilosissima agente immobiliare di “Vendo casa disperatamente”) o Barbara Gulienetti (l’insopportabilmente dolce creativa di “Paint your life”), è figlio di questi liquidi tempi televisivi, e quindi destinato a svanire, o indica la nuova via della notorietà catodica, lontana dai fasti del varietà di un tempo, con icone che non sono più ballerine, cantanti e showgirl ma donne lavoratrici (seppure di alto livello e privilegiate) nelle quali le telespettatrici si identificano? Entrambe le cose, forse, visto che ci sembra francamente difficile che una casalinga si identifichi nel modo di vestire vintage della Gozzi o nello stile impeccabile e ricercato di Paola Marella.

Ma di sicuro l’avvento del digitale ha aperto un mondo sconosciuto al pubblico femminile. Sia chiaro: le donne non devono (e non vogliono) guardare solo programmi prettamente femminili, così come gli uomini non si limitano a guardare Top Gear o DMax. Di certo lo spacchettamento dell’offerta televisiva ha introdotto anche da noi alcuni canali mirati a un pubblico preciso. Per qualcuno, forse, i modelli femminili incarnati da Gozzi e Marella sono poco realistici, superficiali e banali. Le femministe del telecomando avranno sicuramente qualcosa da dire. Ma la tv non deve essere solo un produttore grigio di programmi noiosi purché culturalmente impegnati. Il discrimine tra buona e cattiva tv non sta nella dicotomia seriosità/divertimento ma in quella cattivo gusto/buon gusto.

E allora ben vengano le “SuperDonne” di Real Time, anche se poco hanno a che spartire con le loro telespettatrici. Anche perché tra una Carla Gozzi insopportabilmente perfetta e acida con chi non si sa vestire e una squinzia qualsiasi che si dimena senza arte né parte nelle prime serate della tv generalista, noi preferiamo nettamente la prima.