A New York, nella migliore delle tradizioni, l’autunno arriva all’improvviso: hai fatto appena in tempo ad abituarti all’aria condizionata a livelli esasperanti (che ti costringe a girare con un bagaglio di giacche e sciarpe con 40 gradi) che devi “programmarti” sul contrario: coperta per strada, scoperta all’interno (riscaldamento usato con la stessa esagerazione). Insomma, una come me che è stata allevata nel caldo Sud dell’Italia, con una mamma e un papà iperprotettivi che mi facevano girare con la canottiera fino a luglio, si ammala inevitabilmente. E passa il weekend a leggere di tutto, incluso di duchesse fotografate nella privacy di un’abitazione privata, a seno nudo.

E da qualche giorno continuo a fare il tifo per Elisabetta, in arte Regina, perché detesto i guardoni. Sempre e comunque. Detesto chi ruba foto di “vip” malati, in punto di morte o simili. E, tanto più, non sopporto che essere personaggio pubblico significhi, secondo alcuni, perdere totalmente la propria privacy. La faccio breve: se Kate avesse preso il sole in topless in una spiaggia pubblica allora sarei dalla parte del fotografo ma se Kate (o chiunque) prende il sole in topless nella privacy di un’abitazione, sono dalla sua parte.

Le case newyorchesi non hanno persiane e spesso nemmeno tende. I dirimpettai si guardano e sanno cosa c’è nei loro piatti per cena. Ora, io sono una che va sempre di fretta e che è molto distratta e non sempre ho il tempo di abbassare le veneziane, alzare le veneziane, tirare le tende, aprire le tende. Ecco, se un giorno diventassi famosa, dovrei pensare che “a casa mia” non sono libera di fare ciò che voglio senza che il guardone di turno, anzi peggiore di un guardone perché il suo atto sarebbe solo a scopo di lucro, mi ritragga con poco addosso o in pose sconvenienti (tipo mentre mangio una coscia di pollo con le mani) o private (tipo mentre riempio di baci la mia amata Dorothy)? Insomma, la privacy è una cosa seria e, come direbbe Totò, che di nobiltà se ne intendeva, “va sì rispettata”.

In più, siccome il cavaliere sta per tornare sui nostri teleschermi, “piu’ bello e forte che pria”, c’e’ indignazione perché qualcuno (inclusi i media americani) gli hanno “tirato le orecchie” per non aver fermato il direttore di Chi, Alfonso Premio Pulitzer Signorini, dal copiare  dal suo gemello francese. “Papà non c’entra nulla” dice la signora Marina Berlusconi che, onestamente, a me non è antipatica, rispondendo ad un attacco di Francesco Merlo su La Repubblica. Da brava giornalista che “fa i compiti” prima di scrivere, ho letto la risposta di Merlo che – ahimè – mi ha battuto sul tempo ricordando alla signora Berlusconi che quando si trattò delle foto scomode dell’allora governatore del Lazio, Piero Marrazzo, il Cavaliere, allora Primo Ministro della nostra povera patria, alzò personalmente il telefono per avvertire il “soggetto fotografato” e tentare un embargo delle foto. Perché non si sia usato lo stesso riguardo nei confronti della Casa Reale inglese non si capisce. Forse perché si tratta di una giovane donna di fronte alla cui “nudita’ “ non c’è ragion di stato che tenga? O perché dobbiamo veramente pensare che l’azione di modernizzazione della Corona inglese debba essere davvero partorita dal maître a penser della sociologia moderna, Alfonso Signorini?

Cara Elisabetta, in arte Regina, gli faccia vedere chi è lei. Tanto a differenza della Cancelliera Merkel che ha “dovuto” dire, di fronte ad un’ipotesi di ritorno di Berlusconi “io sono democratica”, Lei non deve nemmeno essere tale. Sia, per favore, nobile anche per noi nel difendere l’altissima nobiltà del “rispetto della privacy”