A metà strada tra Venezia e Padova è tracciato da millenni, nel terreno, il Graticolato Romano. Mantenendo rigorosamente la regola di girare ogni volta di novanta gradi, per il Graticolato si può andare: sopra, sotto, a sinistra, a destra, un po’ a casaccio e senza meta solo ed esclusivamente per osservare paesaggi.

Guardando fra nuvole e granturco si scoprono “i petti nudi”. Lungo i cardi e i decumani se ne vedono abbastanza per dedurre con certezza che la pratica dell’uomo a petto nudo è insieme al graticolato un retaggio dei centurioni, che stanchi di indossare l’armatura, una volta raggiunta la meritata pensione, si rilassavano i pettorali. Possiamo quindi affermare che il petto nudo discende direttamente da un antica usanza del centurione in pensione? Ma cosa e dove mangia il nostro vecchio soldato? Sul cosa c’è da fare una piccola premessa. L’attuale palato del homo graticolato è da sempre molto sbilanciato verso la cultura lagunare: il torbido alto adriatico e la laguna sono ancora generosi nel dispensare prelibatezze ai centurioni paleoveneti. Da questa posizione d’entroterra Venezia non si vede e non si sente, però c’è sempre, soprattutto a tavola. In pratica è stata ricreata tra i campi, tra i fossi e gli argini, ma non come a Las Vegas, al contrario, la sua fisicità sta sopra le tovaglie a quadri delle osterie e tra i fornelli di rustiche cucine.

Nella campagna veneziana si mangia come a Venezia, però molto meglio e a prezzi onestissimi. Ecco sei proposte centurioniche, sagge, antiche, gustose. La prima tappa è alla trattoria Collie in via Desman (l’antico decumano Massimo) che al numero 102 offre solo ricette al baccalà. In pratica un monoteismo culinario di grande qualità. Di primo tagliatelle o risotto al baccalà. Di secondo lo stesso in 4×4 versioni: mantecato, alla vicentina, in umido e in insalata. Ovvero l’ineguagliabile quater!

La seconda tappa è all’osteria da Caronte a Stra in riva al fiume Brenta, i catasti storici la individuano come “spaccio cibi cotti e bevande” già dal 1911. Il locale non è da meno: antico e accogliente. Menù fresco e venezianissimo dalle “sarde in saor” alle “seppioline in nero”. La terza è da Lele l’ostricaro in centro a Mirano. Dà il meglio di sé al banco ma ci si può anche sedere e ordinare primi saporiti e deliziosi secondi. Da provare, per accompagnare gli ottimi “cicheti”, il buono ed economico prosecco spinato. Alla quarta e quinta tappa, la cooperativa la Ragnatela a Scaltenigo, è sempre aperto ma è meglio prenotare. Il menù offre delle scorciatoie prelibate a prezzi veramente popolari, una su tutte i “bigoi in salsa”. I presidi Slow Food garantiscono la qualità del prodotto: dalla gallina padovana al carciofo violetto dell’isola lagunare di Sant’Erasmo. Associata alla cooperativa Ragnatela al “di là del fiume e tra gli alberi” c’è anche la trattoria al Sogno, con un menù decisamente più terrestre rispetto a quello prevalentemente ittico della Ragnatela ma con il grande vantaggio di poterlo gustare in un giardino paradisiaco.

L’ultima proposta è l’osteria dai Kankari a Marano di Mira. Apre tutti giorni alle cinque della sera fino a tarda notte. Dalle note di copertina si classifica come il posto “più bohemien della Riviera del Brenta”. All’interno ci potete fare quasi tutto, i coloriti osti offrono momenti musicali e di varia forma artistica con cadenza settimanale, di solito il lunedì. Ma loro stessi si cimentano spontaneamente in irresistibili spettacoli pittoreschi.

di Grazia Fiore e Vinicio Bonometto

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