“La lotta al doping? Tutta propaganda”. Così parlò Victor Conte. Il fondatore del famigerato laboratorio Balco di San Francisco, sviluppatore dello steroide THG e grande dopatore di atleti olimpici – da Marion Jones a Tim Montgomery, fino a Dwain Chambers – in un’intervista a The Times si è scagliato contro quella che a suo dire è l’inefficienza e l’ipocrisia dei controlli antidoping nello sport olimpico. Per Conte è del tutto inutile che per Londra 2012 sia stato inaugurato un mastodontico centro antidoping nell’Essex, sponsorizzato da GlaxoSmithKline, capace di individuare oltre 200 sostanze proibite. Così come è inutile che ad essere testati in questa Olimpiade saranno oltre 10mila atleti, tra cui tutti i vincitori di una medaglia.

Nella sua intervista a The Times Conte ha sostenuto che “risultare positivi a un’Olimpiade è solo questione di essere stupidi. Se si vuole cercare veramente il doping bisogna gettare l’amo quando il pesce è ancora in acqua: quindi almeno nove mesi prima dell’evento”. Poi ha aggiunto che “è solo propaganda dire che questi sono i Giochi con più controlli di sempre e sostenere che sia abbastanza fare 6mila test antidoping costosissimi”. Rivelando che secondo le sue informazioni almeno tre atleti di primo livello stanno facendo uso a Londra del micidiale cocktail Chambers: ovvero il beverone magico composto da sette sostanze dopanti con cui il fondatore della Balco migliorava le prestazioni del velocista britannico. Fino a spararla grossa, sostenendo che “da quello che mi risulta, almeno il 60% degli atleti che partecipano a Londra 2012 è dopato”.

Dopo aver scontato quattro mesi di carcere nel 2005 per aver dopato atleti a tutte le latitudini, oggi Conte nella sua nuova veste di coach e nutrizionista è a Londra per le Olimpiadi. Segue infatti sia Rian Baley, lo sprinter statunitense arrivato quinto nella finale dei cento metri, sia diversi pugili, tra cui la promessa Marlen Esparza, bronzo statunitense nei pesi mosca. Nessuno dei suoi atleti è finora risultato positivo. Più in generale, se l’agenzia mondiale antidoping (Wada) ha confermato che gennaio a giugno del 2012 sono stati 107 i casi di atleti trovati positivi, da quando il 16 luglio è stato aperto il Villaggio Olimpico i casi sono zero. O meglio, nessuno è stato ancora squalificato dopo una gara, e nessuno è stato finora costretto a restituire una medaglia, come avvenne per ben sei volte a Pechino 2008. Mentre sono stati fermati prima di scendere in pista diversi atleti: dalla ciclista russa al fondista marocchino, dal lanciatore di martello belorusso al pesista albanese. Il caso più clamoroso è stato senza dubbio quello dell’italiano Schwazer, mentre il più assurdo quello del judoka americano, espulso lunedì dopo essere risultato positivo alla marijuana.