Mentre allo Stadio Olimpico di Londra andava in scena la cerimonia inaugurale con la sua la visione pastorale e bucolica della Gran Bretagna come isola verde e felice, nel resto della città, in quella piccola porzione di mondo non ancora governata da Danny Boyle, almeno cinquanta ragazze e ragazzi sono stati arrestati, con l’unica colpa di andare in bicicletta. A cerimonia di apertura ancora in corso, la London Met Police ha confermato che “almeno 50 persone sono state tratte in arresto nella notte di venerdì”, tutti appartenenti al gruppo critical mass. I ciclisti verso le 10 di sera sono stati dapprima racchiusi in un ‘kettle’ – la tattica di contenimento usata dalla polizia britannica alle manifestazioni, per cui si circondano i dimostranti e li si chiude dentro senza lasciare loro possibilità di uscire, anche per diverse ore – tra Warton Road e Stratford High Street, a due passi dallo Stadio Olimpico, poi spinti a terra e infine arrestati.

Una donna è stata malmenata mentre era a terra, un anziano disabile in carrozzina è stato prima stretto in una morsa da lotta libera da un poliziotto energumeno che gli ha poi sparato del gas urticante in faccia (guarda il video).  

Il tutto per fare spazio allo splendido David Beckham che, sceso dall’apposito motoscafo, stava percorrendo Stratford High Street per portare la fiaccola olimpica allo Stadio. E la massa critica, un momento di festa per i londinesi che scelgono di usare la bicicletta, si è trasformata in una mattanza con arresti di massa. La giornata di proteste, in contemporanea con l’avvio ufficiale delle Olimpiadi di Londra 2012, era cominciata in maniera allegra e pacifica. Il gruppo Grunts For The Arts aveva organizzato una serie di giochi tra le centralissime piazze Trafalgar Square e Piccadilly Circus. “Per raccontare in maniera diversa l’idea di isola verde e felice tanto cara a Cameron e Danny Boyle – spiegava Cecille a ilfattoquotidiano.it -. che si è rivelata un insieme di tagli a scuola, sanità e stato sociale e un abbandono di ogni politica ecosostenibile”.

Dapprima una corsa a sacchi. Poi il corteo che girava per Piccadilly chiedendo a turisti e curiosi di entrare nella ‘Olympic Free Zone’ liberandosi di qualsiasi cosa fosse ‘legalmente’ olimpica, ovvero i marchi sponsor ufficiali. Tra i manifestanti un bestione con i cartelli ‘irsuto’, ‘peloso’ e ‘stupido’ che sosteneva di essere ridotto così da una dieta a base di McDonald, Coca Cola e altri sponsor olimpici. E un artista che con una finta fiaccola ha seguito la vera torcia olimpica per il paese, infilandosi nel tratto di strada libero tra i carri degli sponsor e il tedoforo ufficiale: “Sempre accolto da applausi e incitamenti, tranne a Londra dove mi hanno requisito la torcia”. In tutto un centinaio di persone allegre e festanti, più diversi curiosi. Poco dopo, sotto il Waterloo Bridge, lato sud del Tamigi, si radunava come ogni ultimo venerdì del mese critical mass. E qui l’atmosfera di gioia olimpica si è fatta tetra.

Davanti al National Theatre, più gente del solito e molta, molta, più polizia del solito. In una situazione surreale. “Le forze dell’ordine pretendono di parlare con un leader, un responsabile – ci spiega ridendo Adam -. Sarà che loro sono abituati a ragionare autoritariamente, ma qui siamo tutti uguali e ci raduniamo spontaneamente. Per questo non sanno come darci gli ordini”. Dopo una lunga trattativa, la massa critica cominciava a pedalare verso sud, dato che la polizia aveva informato che chiunque avesse tentato di attraversare il Tamigi verso nord sarebbe stato fermato. Alla fine tutto sembrava procedere per il meglio, ma c’era un problema.

Molti dei ciclisti abitano a nord-est, nella zona dello Stadio Olimpico, e così verso sera hanno preso insieme la strada di casa. Ad attenderli camionette della polizia lungo i due lati della strada, in un imbuto che si è chiuso definitivamente nel ‘kettle’ di Stratford High Street. Poi, perché non fossero disturbate le visioni di pace, amore ed ecologia che venivano trasmesse in mondovisione all’interno dello stadio, ecco le spinte e le manganellate, contro anziani, donne e disabili. E gli arresti, oltre cinquanta. Ancora una volta, dopo gli arresti di venerdì per i sei attivisti che protestavano contro il greenwash degli sponsor olimpici, un ennesimo sopruso per chiarire che la festa olimpica – anche quando, dispendiosa, iniqua, poco-ecologica e opportunità di profitto solo per le multinazionali – non può essere disturbata in alcun modo. Nemmeno dai ciclisti festanti e pacifici della massa critica.