E’ stato il campione del Tour de France, Bradley Wiggins, a dare ufficialmente inizio alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi. Ma la scena clou ha riguardato la Regina Elisabetta. In un filmato, trasmesso prima dell’arrivo di Sua maestà allo stadio, si vede Daniel Craig, l’attore di 007, che si lancia con il paracadute da un elicottero insieme alla regina. Una controfigura, naturalmente. 

Londra ha sfoggiato i tappeti rossi olimpici, pronti a essere calpestati da politici, personalità del mondo economico e affaristico, e celebrità o presunte tali provenienti dai quattro angoli del globo. Sono quasi 140, i capi di Stato e di governo arrivati nella capitale britannica per questo evento. Tra di loro anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Arrivato ieri sera ha fatto visita agli atleti azzurri al Villaggio Olimpico, e li ha trovai “distesi, rilassati e gagliardi”. Poi ha visitato Casa Italia, il centro di rappresentanza del Coni che sta proprio di fronte all’abbazia di Westminster. Accompagnato dal ministro alla Sport Piero Gnudi, Napolitano ha parlato di Olimpiadi ma anche della situazione del Paese: “Da parte degli italiani ho visto energia e determinazione, ma soprattutto un bello spirito di coesione nazionale. I problemi ci sono, ma l’Italia ha pur sempre risorse straordinarie”.

Il presidente ha partecipato al ricevimento per capi di Stato a Buckingham Palace, alla corte della regina Elisabetta II. “Le Olimpiadi valgono per il mondo intero ma è chiaro che ci sarà un valore aggiunto per l’Europa e per l’Italia nel caso di vittorie – ha aggiunto – Comunque, non metterei sullo stesso piano risultati delle Olimpiadi e crisi finanziaria”. Tutto il mondo che conta, comunque, si è incontrato oggi a Londra. Il primo ad arrivare è stato mercoledì Mitt Romney: il candidato repubblicano è stato sia dal primo ministro Cameron sia dal leader dell’opposizione Miliband. Prima visita e prime gaffe. Alle telecamere della NBC lo sfidante di Obama si è detto “sconcertato per tutti i problemi del governo inglese con la sicurezza e le magagne con l’organizzazione”. Tutto rientrato, grazie a una pronta auto-smentita, prima di ricadere però nella seconda, ancora peggiore, dove ha accusato “Obama l’africano di non capire le tradizioni anglosassoni”.

Ma il lavoro diplomatico must go on, e poche ore dopo i tappeti rossi si sono srotolati di nuovo per Michelle Obama: per la first lady statunitense un incontro con la Regina, in attesa di prepararsi per la cerimonia olimpica di stasera e il mega-ricevimento che domenica attende il marito Barack. Alberghi di superlusso e ambasciate sono ai lavori forzati in questo periodo. E il quadrilatero diplomatico della capitale britannica – da Park Lane a Sloane Square, sconfinando a nord fino alla residenza dell’ambasciatore Usa in Regent’s Park e a sud nel palazzo reale chiuso tra St James’s e Green Park – è un via vai di limousine ed elicotteri, scorte armate e camion per il catering. Nei cieli di Londra – controllati dal Ministero della difesa come ai tempi della seconda guerra mondiale – 189 jet in arrivo e partenza. A terra feste, ricevimenti e presenzialismi vari per discutere di affari e di politica all’ombra delle Olimpiadi.

Nel gioco morettiano del ‘mi si nota di più se vengo o non vengo’, c’è chi è stato invitato ma ha rifiutato, come la presidentessa argentina Kirchner, causa le crescenti tensioni tra i due paesi sulla questione Falkland-Malvinas. Chi è stato prima invitato e poi respinto, come il discusso presidente bielorusso Lukashenko, considerato “persona non gradita”. E chi non è stato invitato del tutto, come il siriano Assad e l’omologo zimbawese Mugabe.

Presenti invece l’azerbaijano Aliyev, il ruandese Kagame e il principe del Bahrain al-Khalifa, che in quanto a mancato rispetto dei diritti umani hanno poco da imparare da Lukashenko o Mugabe. Evidentemente ci sono torturatori benvenuti e altri meno. E se Putin è qui solo per le gare di judo, come dice lui, tra gli invitati nel palco d’onore c’è il numero due del comitato olimpico russo Vladimir Lisin, di mestiere trafficante d’armi. Ma perché questa allegra combriccola non attiri su di se ire funeste fuori luogo, ecco che a salvare la Regina scendono in campo le celebrità. E i tappeti rossi dei galà olimpici si srotolano anche per Brad Pitt, Angelina Jolie e simili. Allegria, che la festa cominci.

di Daniele Guido Gessa e Luca Pisapia