Niente accredito per Londra 2012 e ingresso in Gran Bretagna sbarrato per il presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Il leader di quella che per Stati Uniti ed Europa è l’ultima dittatura europea è considerato persona non gradita. Su Lukashenko, grande amante dello sport, che ricopre anche la carica di presidente del Comitato olimpico bielorusso, pesano le sanzioni contro il regime imposte dall’Unione europea in risposta alla repressione delle proteste per contestare la rielezione a presidente del leader bielorusso, al suo quarto mandato consecutivo, e per denunciare i brogli elettorali.

Manifestazioni cui seguirono arresti e processi per le principali figure dell’opposizione e che non risparmiarono i candidati rivali come il poeta Vladimir Neklyayev, picchiato durante le proteste e ora agli arresti domiciliari. Il presidente figura in una lista di 250 personalità del regime, tra politici, imprenditori ed esponenti della famiglia Lukashenko, cui è stato vietato l’ingresso nei Paesi Ue. Il divieto resta in vigore anche durante le Olimpiadi, fanno sapere dall’ambasciata britannica a Minsk. Anche il Comitato olimpico internazionale attribuisce la decisione a quanto stabilito dal Paese ospitante in base alle proprie leggi.

A niente sono serviti i pochi gesti distensivi degli ultimi mesi, come il rilascio di alcuni politici di primo piano dell’opposizione, compreso l’ex viceministro degli Esteri, Andrei Sannikov, scarcerato lo scorso 6 aprile dopo 16 mesi di detenzione, di cui quattro in isolamento. “Come la mettiamo con i valori e le tradizioni delle Olimpiadi”, ha tuonato su Twitter il presidente del Comitato olimpico russo, Alexander Zhukov, che ha ricordato la tradizione di sospendere i conflitti nell’antica Grecia durante i Giochi e ha esortato a tenere la politica fuori dalla sport. Lo stesso Lukashenko già a metà giugno aveva però attaccato l’organizzazione e denunciato la politicizzazione dell’appuntamento.

Presente a Pechino nel 2008 così come ai Giochi invernali di Nagano nel 1998, il presidente bielorusso potrebbe inoltre veder sfumare l’opportunità che il suo Paese ospiti i mondiali di hockey su ghiaccio tra due anni. A marzo prima il Parlamento europeo e successivamente i ministri degli Esteri dell’Ue hanno fatto pressioni sulla Federazione internazionale di hockey affinché boicotti il torneo. Un modo per denunciare la mancata tutela dei diritti umani nel Paese. L’ultimo episodio in ordine di tempo risale al 13 luglio con l’arresto del fotografo Anton Suryapin per aver pubblicato le immagini di alcuni orsacchiotti di peluche lanciati da un aereo con messaggi per denunciare la mancanza di libertà d’espressione. Suryapin è accusato di aver dato aiuto al gruppo che ha realizzato l’azione e che, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa, ha violato lo spazio aereo bielorusso. Se condannato rischia fino a sette anni di carcere.

Lukashenko non è comunque il solo a non aver ricevuto l’invito per la cerimonia di domani. Assieme a lui sono stati esclusi il presidente siriano Bashar al Assad e il l suo omologo dello Zimbabwe, Robert Mugabe, cui la scorsa settimana l’Unione europea ha offerto la possibilità di revoca delle sanzioni contro il suo Paese se sarà organizzato un referendum costituzionale credibile che apra la strada a elezioni regolari e democratiche. Nelle Olimpiadi che cadono nel quarantennale dell’attentato contro gli atleti israeliani durante i Giochi di Monaco, un altro capo di Stato turba Londra. Si tratta del presidente cingalese Mahinda Rajapaksa, sgradito alla comunità tamil britannica perché accusato di crimini di guerra durante l’ultima fase del conflitto contro i guerriglieri separatisti delle Tigri Tamil, sconfitte militarmente nel 2009 ponendo fine a un conflitto lungo un quarto di secolo. Secondo le Nazioni Unite entrambi gli schieramenti si macchiarono di crimini e abusi. L’ipotesi di una protesta, di cui parla il quotidiano Independent, spaventa la polizia londinese. I tamil sono conosciuti per la loro organizzazione e nel 2009 una manifestazione per denunciare la guerra in corso portò all’occupazione a sorpresa della piazza antistante il Parlamento per giorni.

di Andrea Pira