Questa mattina la riunione al ministero dell’Ambiente, questo pomeriggio il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto. Corrado Clini, che già ieri aveva espresso contrarietà al blocco della produzione, ribadisce:  ”Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza. La magistratura sta procedendo al sequestro degli impianti e ad altre misure cautelari e l’intenzione del Governo è di sostenere la continuazione delle attività produttive nel sito industriale”. A margine della firma del protocollo d’intesa sulla bonifica del sito siderurgico, il ministro ha anche annunciato l’arrivo di fondi: “Le risorse per interventi urgenti di riqualificazione ambientale” a Taranto saranno pari a “un importo complessivo di 336 milioni di euro”. Il protocollo è stato siglato anche dai ministeri delle Infrastrutture, dello Sviluppo Economico e per la Coesione Territoriale, da Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto.

Sul sequestro dell’Ilva di Taranto è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, secondo cui ”governo e istituzioni locali faranno tutto il possibile per individuare soluzioni che tutelino occupazione e sostenibilità produttiva”. Per Passera, inoltre, è fondamentale che, nel pieno rispetto delle procedure di legge, si garantisca la continuità. “E’ necessario avviare e portare avanti, una volta per tutte, il superamento strutturale delle motivazioni che hanno portato al provvedimento di sequestro da parte della magistratura – ha continuato il ministro – L’accordo firmato oggi dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione Territoriale e dalla Presidenza del Consiglio con la Regione Puglia e le istituzioni locali va proprio in questo senso”. Il ministro, infine, ha auspicato che “il Riesame possa rivalutare la decisione di sequestro nel minor tempo possibile”.

Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha annullato gli impegni politici di giornata ed è tornato nel pomeriggio in Puglia: “La Regione si costituirà parte civile se si dovesse arrivare al processo nell’inchiesta della magistratura sull’Ilva. In tutte le vicende in cui c’è la lesione di un danno collettivo – prosegue Vendola – normalmente ci costituiamo parte civile. E penso che lo faremo anche in questo caso”. Per il presidente “l’auspicio non può che essere quello che un altro giudice riesamini quegli atti e provvedimenti e in particolare quelli cautelari di sequestro vanno letti puntualmente, perché non significano automaticamente lo spegnimento della fabbrica”. Il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, uscendo dalla riunione dei capigruppo di Montecitorio chiede invece al governo di venire a riferire al più presto sull’Ilva di Taranto: “Mi hanno detto che questo potrà avvenire all’inizio della prossima settimana”. Secondo il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, si tratta di “una terapia d’urto per sanare una malattia nata 52 anni fa. Oggi abbiamo la certezza di un’azione per attuare il diritto alla salute e allo stesso tempo riportare il diritto al lavoro”.

I leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, esprimono “grande preoccupazione” per “la drammatica situazione occupazionale” dell’Ilva e chiedono, in una nota congiunta, impegno e volontà anche da parte della proprietà perchè vengano salvati gli impianti, con la loro messa a norma, e così i posti di lavoro. “La produzione di acciaio è indispensabile non solo per garantire l’occupazione a Taranto e lo sviluppo produttivo dell’area, ma anche per tutelare il sistema produttivo italiano, che si vedrebbe costretto ad importare da paesi terzi una materia prima indispensabile”, affermano i tre segretari generali.

I sindacati sono al fianco dei lavoratori in marcia, verso la prefettura di Taranto. “Siamo consapevoli che i suddetti provvedimenti potrebbero essere soggetti a riesame del Tribunale della Libertà ma è fondamentale che l’attività industriale in questione non subisca interruzioni”, ha dichiarato il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, mentre per il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy “c’erano tutte le condizione per intervenire in modo da fare costruzioni vere e proprie per ovviare al tema ambientale. Non bisognava arrivare davanti alla magistratura”. Sul futuro occupazionale della zona, il segretario confederale Cisl, Luigi Sbarra, dice: “Le anticipazioni su un’imminente notifica del sequestro degli impianti per l’area calda dell’Ilva di Taranto, se confermate, rappresenterebbero un provvedimento duro ed inaspettato, che rischierebbe di cancellare la produzione di acciaio in una grande città industriale del sud e di determinare, con un effetto domino, riflessi negativi in tutto il sistema industriale e produttivo del Paese con perdite di importanti produzioni e la scomparsa di migliaia di posti di lavoro in una fase acuta di crisi e di recessione dell’economia italiana”. Per Legambiente, “agli annosi e drammatici problemi ambientali e sanitari ora si aggiunge quello occupazionale. Si è finiti in un vicolo cieco da cui si rischia di uscire con soluzioni frettolose che non risolverebbero i problemi che hanno portato a questo sequestro”.