Trovano casa temporaneamente i beagle sequestrati nell’allevamento di Green Hill messo sotto inchiesta per maltrattamenti di animali. La Procura di Brescia ha firmato il decreto con il quale si autorizza l’affidamento provvisorio dei 2700 cani che erano custoditi nell’azienda di Montichiari “sigillata” mercoledì scorso. I cani saranno affidati a Legambiente e Lav e saranno affidabili alle famiglie nei prossimi giorni. Sui siti e nelle sedi elencati sarà possibile ora e ufficialmente candidarsi ad adottare un beagle liberato da Green Hill. L’epilogo di oggi arriva dopo mesi di battaglie animaliste che il 28 aprile scorso aveva portato un gruppo di attivisti a irrompere nell’allevamento e portarsi via alcuni animali. L’irruzione finì con la liberazione di alcuni beagle e con l’arresto di alcuni manifestanti.

”In queste ore, le associazionicui è stata affidata la custodia giudiziaria dei beagle di Green Hill si stanno muovendo per trovare strutture alternative idonee ad ospitare i cani – spiega il commissario capo del Corpo forestale di Brescia, Giuseppe Tedeschi -. Green Hill, a breve, non potrà più ospitare altri cani. Tra qualche giorno potremo consegnare materialmente i cani nelle mani delle associazioni, nuove custodi giudiziarie degli animali”. I beagle, dunque, restano sotto sequestro probatorio.

La Procura di Brescia sta valutandola possibilità di portare altrove i cani . Il procuratore aggiunto Sandro Raimondi e il pm Ambrogio Cassiani in questi giorni hanno studiato “rimedi giuridici” per individuare forme di affidamento. Le indagini, nel frattempo proseguono e si attendono le relazioni di cinque veterinari, consulenti dei pm, incaricati di verificare le condizioni e la destinazione dei beagle allevati in altrettanti capannoni. Accertamenti sono stati disposti anche su quasi cento carcasse trovate nelle celle frigorifere di Green Hill. Celle che, di prassi, servono a conservare le carcasse in attesa del loro smaltimento. Già nel provvedimento con cui il gip aveva disposto l’archiviazione una prima volta un’inchiesta sull’allevamento, il giudice annotava il rinvenimento di carcasse di cani deceduti ma spiegava che il 24 ottobre dell’anno scorso, “le carcasse erano state dissequestrate dal pm dal momento che gli accertamenti svolti avevano consentito di accertare che i cani deceduti rientravano statisticamente nella naturale mortalità che caratterizza un allevamento di dimensioni di quello gestito dalla Green Hill 2010 srl”. Ora, alla luce di nuovi elementi acquisiti dalla Procura si accerterà anche la causa della morte di questi cani.

Intanto oggi il “ComitatoMontichiari contro Green Hill“, formato da cittadini del paese della Bassa bresciana, spedirà alla XIV Commissione del Senato 138.014 firme, raccolte tra il 28 marzo ed il 15 luglio, per chiedere la chiusura definitiva dell’allevamento di cani beagle per la sperimentazione. Già il 27 marzo scorso, fa sapere il Comitato, erano state consegnate alla stessa Commissione 91.257 firme. “Il numero complessivo di firme che abbiamo presentato al Senato – scrive in una nota il Comitato – è 229.271. L’invio, già programmato per il 19 luglio è stato posticipato per poter aggiungere altre migliaia di firme. Firme che continuano ad arrivare incessantemente alla nostra casella di posta. Chiudere Green Hill è un dovere. I nostri sforzi per ottenere questo importante risultato sono stati fatti con il cuore da persone che credono in un mondo migliore, con meno crudeltà e più rispetto per tutti gli essere viventi”. 

Intanto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha disposto l’apertura di una indagine interna all’Asl di Brescia, per verificare come siano state condotte nel corso di questi anni le ispezioni relative al canile di Green Hill e le loro risultanze, riservandosi di assumere tutte le determinazioni conseguenti. Tale decisione, si legge in una nota “è stata assunta a seguito della discrepanza, riscontrata dallo stesso presidente, fra le notizie diffuse in queste ore sullo stato del canile di Green Hill e i contenuti delle diverse ispezioni effettuate dall’Asl competente e rese note in questi anni”.