Atto primo: la differenza tra crimine e politica
Nel commentare la richiesta di condanna per diffamazione contro i Radicali, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni evidentemente non comprende la differenza tra polemica politica e crimine, cioè non distingue tra il confronto tra opinioni e l’accusa di aver commesso reati gravissimi. Se veramente avessimo ordito una “macchinazione fraudolenta” per escluderlo dalle elezioni, saremmo infatti dei criminali, colpevoli di attentato ai diritti politici dei cittadini. E invece noi Radicali siamo il movimento politico che da decenni ha denunciato le illegalità nella raccolta firme per le elezioni, e che, nel caso delle elezioni in Lombardia del 2010, abbiamo scoperto la gigantesca truffa elettorale che ha portato già un migliaio di persone a disconoscere la firma accanto al proprio nome sulle liste di Pdl e Lega per Formigoni. L’unica cosa scandalosa dell’intera vicenda è che, a due anni e mezzo dalla truffa elettorale, è ancora in carica un Presidente abusivo insieme a tutto il Consiglio regionale.

Atto secondo: decade un altro Consigliere regionale
La Corte d’Appello del Tribunale di Milano ha respinto il ricorso del consigliere regionale Angelo Costanzo (Pd, Sondrio) che così decade dalla carica di consigliere. Il caso era stato aperto dalla denuncia del radicale sondriese Gianfranco Camero, che aveva rilevato la tardività delle dimissioni di Costanzo da una società controllata dalla Regione in occasione delle elezioni regionali del 2010. La sentenza è immediatamente esecutiva.
Dopo la sentenza che ha fatto decadere il Pdl Giorgio Pozzi per gli stessi motivi di incandidabilità, la sentenza di oggi rappresenta un piccolo passo avanti in direzione del rispetto dello Stato di diritto. L’elezione di Pozzi e Costanzo era stata ratificata all’unanimità da tutti i partiti del Consiglio regionale lombardo; la sentenza di oggi va a colpire dunque non soltanto un singolo episodio, ma le gravi e trasversali responsabilità politiche da parte di un Consiglio regionale totalmente abusivo. Dalle firme false apposte in nome di Roberto Formigoni al tentativo bipartisan di salvataggio di candidati incandidabili, il Consiglio regionale della Lombardia è divenuto ormai luogo simbolo di un’opera sistematica di distruzione della democrazia.

Atto terzo: perseverare è diabolico
Quanto affermato da Formigoni ai microfoni di SkyTg24 – cioe’ che lui ci ha accusato di fatti veri – dimostra l’inclinazione alla recidiva del personaggio. Il processo ha accertato che i fatti di cui lui ci ha accusati erano falsi, ivi compresa la circostanza che noi avremmo avuto tra le mani le sue liste per 12 ore senza controllo. L’accesso agli atti, che durò al massimo 3 o 4 ore, come riferito dai testimoni durante il processo, vide infatti la costante presenza dei funzionari della Corte d’Appello. D’altra parte alla loquacità mediatica di Formigoni non ha corrisposto una sua loquacità in Tribunale dove è rimasto contumace evitando di sottoporsi all’esame del pubblico ministero e del nostro avvocato Giuseppe Rossodivita. E proprio a quest’ultimo abbiamo appena conferito un nuovo mandato per querelare di nuovo il Formigoni recidivo di SkyTg24