Italia-Spagna 0-4: fine di un sogno, quello degli Azzurri di alzare la coppa a 44 anni di distanza dall’unica vittoria a Roma nel 1968. E fine di un’epoca: con il trionfo delle Furie Rosse di ieri salutiamo Euro2012 e gli Europei per come li abbiamo conosciuti negli ultimi venti anni. Dal 2016, infatti, si cambia.

La rivoluzione dipenderà dal numero delle squadre partecipanti: che passa dalle attuali 16 a 24, con tutte le conseguenze del caso. Una decisione ratificata dal Comitato Esecutivo Uefa nel 2008, e che ha avuto come principale promotore Michel Platini. Sono anni, infatti, che le scelte del Presidente dell’Uefa si muovono in questa direzione: estendere il più possibile alla periferia del continente gli orizzonti del calcio europeo. Il primo passo è stato quello di rivoluzionare il meccanismo dei preliminari di Champions League, in modo da privilegiare le squadre vincitrici dei tornei nazionali di seconda fascia rispetto alle terze e quarte classificate di Inghilterra, Spagna, Italia e gli altri campionati di vertice. In questo modo è stato possibile che nelle ultime edizioni dell’ormai ex Coppa dei Campioni trovassero spazio gli slovacchi dello Zilina o i ciprioti dell’Apoel Nicosia (protagonisti per altro di un clamoroso exploit, con il raggiungimento dei quarti di finale).

Adesso è la volta degli Europei. Dal 2016 ci saranno 8 squadre in più ammesse alla fase finale, e questo concederà una chance a tanti Paesi “minori” (in particolare dell’Est) che raramente fino ad oggi sono riusciti a qualificarsi. “Credo che l’Europa abbia i mezzi per proporre 24 squadre di alto livello – ha dichiarato Platini -. Quando una federazione nazionale partecipa a un torneo è orgogliosa di farlo e può sfruttare l’occasione per promuovere il calcio, per favorire la crescita della propria nazionale e anche quella dei propri giovani calciatori”. E così sarà.

Del resto, quella della Coppa Henry Delauney (dal nome del suo ideatore) è una storia fatta di continue modifiche e aumenti del numero delle partecipanti. Nel 1960 erano solo quattro le nazionali ammesse alla fase finale della prima edizione (organizzata proprio dalla Francia, come la prossima). Divennero otto nel 1980, e tali rimasero fino ad Euro ’96, quando in Inghilterra fu inaugurata la più recente formula a 16 squadre che ieri è andata ufficialmente in pensione.

Merito del progressivo innalzamento del tasso qualitativo del calcio europeo a ogni latitudine, come ha sottolineato il presidente dell’Uefa. Ma anche degli interessi dello show-business: 24 squadre vogliono dire 51 partite totali, ben 20 in più dell’ultima edizione, e molti più introiti dai diritti televisivi, considerando che tutte le emittenti nazionali dei Paesi partecipanti pagheranno per trasmettere l’intera manifestazione.

Così, fra quattro anni assisteremo a degli Europei molto diversi. E molto più simili ai Mondiali rispetto al passato, nel bene e nel male. A partire dalle qualificazioni, che dovrebbero diventare una pura formalità per le grandi squadre: fino a ieri, infatti, dei 9 gironi si qualificavano solo le prime, e le 8 migliori seconde si giocavano tutto agli spareggi. Adesso, passeranno le prime e anche le seconde, e saranno addirittura le terze ad andare ai play-off. Se questo meccanismo fosse stato applicato già nell’ultima edizione, a Euro 2012 si sarebbero qualificate nazionali come Estonia e Montenegro, Armenia o Israele.

E ciò influirà non poco anche sulla fase finale. Gli Europei – da sempre un torneo iper-competitivo che riservava già nei primissimi giorni scontri diretti e decisivi fra le big del calcio continentale (si pensi a Spagna-Italia, Germania-Olanda e Francia-Inghilterra, quest’anno tutte giocate nella prima settimana) – in futuro entreranno veramente nel vivo solo a partire dai quarti. Le squadre materasso abbonderanno nella fase a gironi, da cui usciranno qualificate tutte le prime e le seconde, nonché le migliori terze; e per la prima volta verranno introdotti gli ottavi di finale.

Insomma, sarà un torneo più lungo ma meno intenso e logorante, con una durata minima di un mese ed un bacino di pubblico ancora maggiore, davvero paneuropeo. Sia fatta la volontà di sua maestà Michel Platini: non a caso, da giocatore era soprannominato “Le Roi”.

Ma con la formula nuova come con la vecchia, i super favoriti saranno sempre loro: gli spagnoli campioni di tutto ed entrati nella storia con il Triplete (Euro 2008, Mondiali 2010, Euro 2012) che mai a nessuno era riuscito prima. La sfida è già lanciata: ci sono quattro anni per prepararsi al meglio. E un Mondiale di mezzo.