Adesso ci sono almeno un paio di certezze. La prima è che il prezzo della benzina registra ormai una tendenza al ribasso. La seconda è che il mercato è percorso da una tensione generale senza precedenti. Oggi, per la prima volta da febbraio, il prezzo della verde è sceso sotto la quota di 1,8 euro al litro. Il ribasso decisivo viene dall’Eni che, dopo il taglio di 2 centesimi dai prezzi di listino, offre un litro di verde a 1,795 euro. Il gasolio, intanto, scende a 1,683 registrando così il minimo dal mese di gennaio. Il trend dovrebbe proseguire visto che a pesare è soprattutto la forte spinta concorrenziale promossa proprio dal cane a sei zampe con il maxi sconto praticato lo scorso weekend quando i suoi punti vendita hanno offerto il litro di verde a 1,6 euro (1,5 il gasolio). Una decisione che ha indotto i concorrenti ad adeguarsi: Q8 ed Esso hanno abbassato entrambe il prezzo della benzina venduta nel fine settimana a 1,595 (1,495 per il diesel). Il proseguimento dell’iniziativa per tutti i weekend estivi dovrebbe garantire quindi mesi di forte concorrenza e inevitabili ribassi. 

Tutto bene? Per i consumatori certamente sì ma nel mercato, inutile negarlo, serpeggia il malcontento. “L’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni ha ammesso che questa iniziativa costerà alla compagnia circa 180 milioni di euro – sostiene un analista di mercato -. In pratica si tratta di un’operazione sottocosto che produce perdite per il settore. Il problema, però, è che le grandi compagnie possono assorbire queste perdite distribuendole lungo la filiera. Gli operatori più piccoli e in generale quelli che fanno riferimento ad Assopetroli, sono destinati a soffrire maggiormente”. 

L’amministratore delegato di Q8 Alessandro Gilotti non ha gradito l’iniziativa di Eni (“Siamo stati costretti nostro malgrado a reagire a difesa dei volumi di vendita, dei nostri ingenti investimenti e dei nostri asset, della stessa presenza della nostra azienda sul mercato”, ha dichiarato) affermando di attendersi a breve una valutazione di legittimità da parte dell’Antitrust. Proprio all’organismo di vigilanza si è rivolto invece direttamente il numero uno di Assopetroli Franco Ferrari Aggradi che ha accusato il cane a sei zampe di praticare “un’azione di dumping nei confronti dei piccoli imprenditori indipendenti con il rischio, in prospettiva, di far ripiombare il settore della distribuzione di carburanti in un mercato di tipo oligopolistico”. Tradotto: di praticare una concorrenza sleale.

A respingere seccamente la tesi ci ha pensato il Codacons contestando le accuse di Q8 e, implicitamente, dell’Assopetroli. “Chi ostacola la concorrenza danneggia i cittadini – ha affermato in una nota il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – . L’iniziativa di Eni ha avuto un positivo effetto sul mercato dei carburanti, portando tutti i distributori di qualsiasi marca a ridurre i listini alla pompa nelle ore di validità della promozione. Il tentativo di bloccare lo sconto praticato da Eni appare quindi una scelta lesiva degli interessi degli utenti, che potrebbe addirittura configurare un illecito. Per tale motivo – ha aggiunto – presenteremo una contro-segnalazione all’Antitrust contro Q8 e un esposto in procura chiedendo di indagare per tentato aggiotaggio”. 

“Abbiamo deciso di fare uno sconto speciale per l’estate degli italiani, l’abbiamo lanciato e abbiamo avuto un gran successo” ha spiegato ieri Scaroni. Secondo l’Eni, gli automobilisti che hanno risposto all’iniziativa nello scorso weekend sono stati 3 milioni. Cinque quelli attesi il prossimo. L’operazione, come si diceva, genera un costo di 180 milioni per le casse di Eni ma dovrebbe garantire la conquista di ulteriori quote di mercato. Di certo non si può negare che l’ascesa del prezzo avesse iniziato a costituire un elemento particolarmente preoccupante. Le cifre le ha fornite in questi giorni il Centro Studi Promotor: nei primi 5 mesi dell’anno i prezzi dei carburanti sono aumentati del 21% trascinati al rialzo soprattutto dalla crescita delle imposte (+17,8%). I consumi, per reazione, sono diminuiti del 10,3% con il risultato che la spesa per l’acquisto della benzina è cresciuto soltanto dell’8,6%, un incremento, cioè, “sensibilmente inferiore all’aumento dei prezzi”. E qui veniamo al punto: secondo lo studio, il settore dei carburanti avrebbe raggiunto “un elevato livello di criticità” tale per cui “eventuali ulteriori incrementi dei prezzi o del carico fiscale determinerebbero un effetto Laffer, con calo della spesa e probabilmente con un calo anche del gettito fiscale”. In sintesi: se il prezzo sale eccessivamente i consumatori vanno a piedi e l’intero settore, al pari dello Stato che incassa le imposte, inizia a perderci. Un fenomeno che, ovviamente, non può essere trascurato.