Nelle indagini in corso sulle stragi e sulle trattative Stato-mafia è già impressionante vedere accostati ai nomi di Bagarella, Brusca, Riina, Provenzano e Ciancimino quelli degli ufficiali del ROS Subranni, Mori e De Donno, dei politici Mannino, Dell’Utri e Mancino nonché dell’ex ministro alla Giustizia Conso.
Ma non c’è mai fine al peggio: ora salta fuori l’intervento del Quirinale a protezione del “reticente” Mancino.

Tiro Mancino, guagliò…

Quando si parla delle Istituzioni
lo si fa con dovuta deferenza:
chi le incarna non fa tiri birboni
e si muove con grande trasparenza.

L’ultimo esempio viene da Mancino,
fedele servitore dello Stato,
che a dir di un magistrato birichino
un teste reticente si è mostrato.

Per schivar le domande di un piemme,
al Nostro parso un po’ troppo curioso,
a un Consigliere di Matusalemme
Mancino si è rivolto speranzoso:

Faccia sapere al Capo dello Stato
che questo Di Matteo sta esagerando
ed uno che si sente tormentato,
ove sol sia lasciato, va allo sbando

e non si può saper come finisca“.
Ad un appello che sa di ricatto
vien da pensar che il Consiglier ruggisca:
Vai dal piemme e digli quel che hai fatto.

Il Capo dello Stato certamente
a questi affari non dà coperture…
“.
Ed invece finì diversamente,
le Istituzion sono perfette, eppure…

Via vai di lettere, telefonate,
con l’antimafia qualche rendez vous,
le vette in Cassazion sollecitate
a intervenire subito in virtù

di un super rapido coordinamento
in base al quale il povero piemme,
atterrito da un tale schieramento,
proceda da doman più lemme lemme.

Se son queste in realtà le Istituzioni
di uno Stato già culla del Diritto
non basta, ahimé, l’addio di Berlusconi
per diventare meno derelitto.

Non bastano Pd, Di Pietro, Grillo,
Sel, democristi d’ogni tipo e risma,
non basta la pension del Giorgio arzillo,
ci vuole proprio un grande cataclisma.