Nel mio precedente post ho accennato a come la bicicletta possa essere uno dei possibili strumenti per rilanciare l’economia in un momento di crisi. Per sapere come, proviamo a fare due conti.

Stando agli ultimi dati disponibili, la percorrenza annuale media di un automobilista in Italia è di 12.000 km all’anno. Mi sono chiesto quanto costi percorrere 12.000 km in auto e ho trovato uno strumento molto utile messo a disposizione dall’ACI che serve perfettamente a questo scopo. Ho effettuato una simulazione: ho ipotizzato di possedere una Fiat Punto Evo 1.2 S E S – 69cv, un’auto senza troppe pretese, insomma, e ho scoperto che tra costi chilometrici, ammortamento, bollo e assicurazione, percorrere 12.000 km in un anno costa la bellezza di 5.672 euro, cioè, 473 euro al mese.

Bene, considerando che in Italia lo stipendio medio mensile è di 1.286 euro netti (900 euro per i neoassunti), questo significa che il lavoratore medio destina il 37% del proprio stipendio al mantenimento dell’automobile, mentre un neo assunto oltre il 52%. Non male, vero?

I maestri dell’economia non fanno che ripetere che per uscire dalla crisi bisogna stimolare la domanda e rimettere in moto i consumi, ma quali consumi possiamo mai rimettere in moto se chi lavora è costretto a destinare oltre un terzo del proprio stipendio al mezzo di trasporto che lo porterà al lavoro e il restante al pagamento dell’affitto/mutuo per poi fare la spesa al risparmio al discount fuori città? Nella situazione di crisi che affrontiamo iniziare ad allontanarsi dall’automobile può essere una soluzione per avere più soldi in tasca e maggiore capacità di spesa; è come concedersi un piccolo aumento di stipendio per andare al cinema, rifare le finestre, andare in vacanza, andare al ristorante e quindi rimettere in circolo risorse preziose per l’economia.

Il prezzo da pagare è l’intermodalità: ovvero utilizzare la bicicletta per i piccoli spostamenti e tanto tanto trasporto pubblico locale. Esiste una cosa che si chiama bicicletta pieghevole: esci di casa, pedali fino alla stazione più vicina, la pieghi, le carichi sul treno/autobus e arrivato a destinazione la rimonti e pedali fino al lavoro. Se l’Italia avesse un sistema di mezzi pubblici degno di questo nome le cose sarebbero molto più semplici, ma purtroppo i nostri politici, forse per incompetenza (o forse perché malamente influenzati dalle lobby dell’automotive, dei petrolieri e dei costruttori di strade, ponti, etc), non sembrano aver capito questa semplicissima equazione.

Domanda lecita: ma rinunciare all’automobile non significherebbe anche indebolire il nostro Pil nazionale che in buona parte si regge sul sistema automotive? Di questo parlerò in un prossimo post.