”E’ veramente antistorico sostenere che si è italiani solo in ragione del cognome o del colore della pelle”. La questione dello ius soli, la cittadinanza agli stranieri nati in Italia, torna nell’agenda politica. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, in occasione del convegno di “L’Italia sono anch’io”, associazione che punta ai diritti di civili per gli stranieri, annuncia: “La conferenza dei capigruppo, su iniziativa del presidente della Camera, ha calendarizzato per l’ultima settimana di giugno l’esame delle legge sulla cittadinanza“. Poi il leader di Fli si rivolge alle altre forze politiche: “E’ già un fatto significativo, ogni forza politica sarà posta di fronte alla propria responsabilità e potrà appoggiare o meno la modifica”. Sui tempi l’ex presidente di An è prudente: “Non è detto che il voto ci sarà a giugno, ma il fatto di incardinare la norma dimostra la volontà della Camera di discutere della materia prima della fine della legislatura”.

Il riferimento è alle parole del presidente del Consiglio Mario Monti che ieri aveva fatto sapere che: “Noi (il governo, ndr) dobbiamo ispirarci anche al principio della parsimonia nel caricare la barca dell’attività di governo del suo programma e poi della realizzazione con altre tematiche. Che sono pure importantissime, magari più del risanamento economico. Ma proprio per questo sono controverse nel panorama politico”. La prudenza di Monti deriva a suo dire dal rischio “di determinare conflitti tra le diversissime parti politiche che sostengono il governo”. Comunque il premier fa sapere che: “E’ una questione che, personalmente, sento molto. Però, ho avuto un mandato che è, essenzialmente, assicurare un risanamento all’economia italiana”.

Poi Fini apre a tempistiche più dilatate: “Non si può sfuggire ad una modifica ineludibile nè chiedere solo il rispetto delle regole, ma occorre anche educare alla condivisione dei valori, nei quali vanno trovati elementi unificanti. Un lavoro non semplice, quello di rimuovere le differenze, ma il mio auspicio è che sia possibile se non in questa nella prossima legislatura”. Poi l’ex segretario del Movimento sociale ricorda: “Non è una questione di destra o sinistra ma attiene alla dignità della persona e a valori universali che non possono essere oggetto di quotidiana propaganda da campagna elettorale”.

Per l’esecutivo ha parlato anche il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, che però dice che lui non può “prevedere i tempi parlamentari” per la calendarizzazione e approvazione del testo di legge sulla cittadinanza ai figli degli stranieri residenti in Italia nati nel nostro paese. Poi l’accademico assicura che “il governo sta operando per un cambiamento di mentalità”. Quanto al riconoscimento della cittadinanza ai figli degli stranieri, il ministro ha tenuto a precisare che “ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Dall’inizio di questo Governo ho sempre detto che è necessario che il paese legale riconosca quello reale e una sua realtà che è quella dell’integrazione dei bambini figli di stranieri con la nostra gente”.

Anche dalla Cgil, Susanna Camusso sprona le forze politiche ad agire congiuntamente: “E’ evidente che il tema cittadinanza è quello fondamentale, ma se il tema della cittadinanza per chi nasce nel nostro paese è tema di civiltà, allora non lo si può affrontare in termini di maggioranza, ma di responsabilità collettiva di un paese senza chiuderlo nella logica dei palazzi e dei contrapposti poteri”.

Il Pd prende posizione a favore, con il capogruppo Dario Franceschini che twitta: “La legge sulla cittadinanza per i figli di stranieri nati in Italia è un dovere morale, prima che politico, verso migliaia di bambini”.

Di parere opposto Maurizio Gasparri: “Sulla cittadinanza il passaggio allo ius soli sarebbe un grave errore. Il compito del governo non è certo, come sostiene con arroganza qualcuno, quello di cambiare la mentalità”. Il presidente del Pdl al Senato continua: “Bene ha fatto il presidente Monti ad affermare che  il governo tecnico si terrà fuori da questo tema per evitare crisi di maggioranza. Altrimenti rischierebbe di non avere più il sostegno della maggioranza. A sua volta il Parlamento eviti decisioni che nessun Paese sta prendendo. Comunque ci sarà chi si opporrà a questa deriva”.

Anche la Lega Nord frena, Gianpaolo Dozzo dichiara: “Vista la drammatica situazione economica, finanziaria, occupazionale e sociale che sta vivendo il nostro paese, mi sembra alquanto inopportuno sollevare nuovamente la questione della cittadinanza facile agli immigrati. Non ne vedo assolutamente l’urgenza, dato che le priorità sono ben altre”. Il capogruppo continua: “Per la Lega Nord il principio da seguire per l’attribuzione della cittadinanza è e deve restare lo ius sanguinis: le scorciatoie non ci piacciono”.

L’Italia ad oggi ha in vigore una legge molto restrittiva sulla permanenza sul suolo nazionale degli stranieri, la Bossi-Fini, che nei mesi scorsi ad esempio ha costretto due giovani di origine bosniaca, nati a Modena e che hanno studiato in una scuola di Sassuolo a essere rinchiusi in un Centro di identificazione ed espulsione (Cie) perché disoccupati. Nel loro caso i giudici di Modena hanno deciso per la liberazione e la non espulsione, ma un caso simile a Milano si è risolto in maniera diametralmente opposto. Un rom nato e cresciuto in Italia è stato espulso in Serbia, sebbene non ci sia mai stato.