Qualche giorno fa la National Oceanic and Atmospheric Administration del Governo Americano ha pubblicato le sue ultime elaborazioni climatiche. Si legge tra le altre cose che il mese di aprile 2012 ha fatto registrare, nell’emisfero nord del pianeta, il record di riscaldamento climatico dal 1880. E’ solo l’ultimo campanello d’allarme fatto suonare in tema di cambiamenti climatici (e nemmeno il più grave, giacché i dati dei primi quattro mesi del 2012 sono meno gravi della sola notizia concernente il mese di aprile).

Negli ultimi cento anni la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,74°C (il dato è dell’IPCC, l’organismo scientifico delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici) e il decennio che abbiamo appena trascorso è stato il più caldo dal 1880 (sempre la stessa data: prima le temperature non erano rilevate con regolarità). Diversi scenari ci attendono da qui al 2100 e parlano di un innalzamento della temperatura tra 1,8 e 4 gradi, con rilevanti (e gravissime) conseguenze per ecosistemi e attività umane.

Ne parliamo in questo spazio dedicato al cibo perché numerose istituzioni (citiamo il Food Climate Researc Network, tra gli altri) affermano ormai da tempo che tra le principali cause dell’inquinamento ambientale e dei cambiamenti climatici c’è proprio il sistema agroalimentare, ovvero come coltiviamo, alleviamo, trasformiamo, distribuiamo e consumiamo il nostro cibo. In Europa si stima che addirittura un terzo delle emissioni di gas serra dipenda dal sistema-cibo.

Tanti dati scientifici e scenari così preoccupanti non devono demoralizzarci: proprio il ruolo centrale del cibo ci permette, infatti, di diventare tutti quanti protagonisti del cambiamento. Sono le nostre scelte quotidiane a sostenere questo sistema dal così pesante impatto ambientale e dunque scelte più attente e consapevoli possono farci invertire la rotta: «Mangiare è un atto agricolo» dice uno degli ispiratori di Slow Food, il poeta contadino Wendell Berry.

La cosa più sorprendente è che, al contrario di quanto pensano i più, una dieta amica del clima non è una dieta più costosa o difficile da mettere in pratica. Anzi, può rivelarsi conveniente e molto gustosa! Iniziamo a contenere i consumi di carne e proteine animali, dirottandoli su produzioni di maggiore qualità; impegniamoci a ridurre gli sprechi (ancora troppi: 180 kg all’anno per ogni cittadino europeo, secondo le stime FAO); rispettiamo le stagioni; variamo la nostra dieta (più legumi e verdura; più varietà nel piatto); proviamo a fare gli acquisti direttamente dal produttore, quando possibile.

Slow Food Italia il prossimo 26 maggio dedica la propria festa nazionale a questo tema: i volontari dell’Associazione saranno in 300 luoghi in tutto il paese, anche per proporre le semplici ricette riassunte in una piccola pubblicazione scaricabile gratuitamente dal web.