Se il buongiorno si vede dal mattino, il segnale dell’aula di Montecitorio vuota, ieri pomeriggio, per la discussione generale sul taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti, non spinge all’ottimismo. “E’ normale – spiegano dai banchi dell’Idv che erano un poco (assai poco) più affollati degli altri – Ieri c’era la discussione generale e solitamente in questi casi i gruppi inviano in aula pochi deputati”.

Certo, è probabile che la l’Idv faccia, come la Lega, un po’ di ostruzionismo per ottenere la cancellazione totale del finanziamento e che alla proposta del trio Alfano-Bersani-Casini, in aula sia abbinata anche quella dipietrista di iniziativa popolare che ha già raccolto 200mila firma. Schermaglie parlamentari, insomma, dietro le quali però non si nasconderebbe alcuna volontà di affossare il provvedimento che potrebbe essere liquidato in una settimana. La conferma arriva dal fronte opposto, dal pdl Giorgio Stracquadanio: “Quella dell’aula vuota è una vera bufala: tutti sanno che al dibattito generale partecipano solamente gli iscritti a parlare”.

Certo che il panorama di soli venti deputati presenti in aula in occasione di un dibattito di questo peso, dopo gli scandali che hanno coinvolto la Lega come la fu Margherita, ricorda le tante riforme proposte e poi nascoste in qualche buio cassetto, ma mai approvate. E di certo non ha fatto fare una bella figura alle istituzioni, non con le tre scolaresche in visita al palazzo che speravano di assistere al dibattito e hanno preso atto dell’uso di vedere i deputati in aula solamente in occasione di una votazione. Non che ieri fossero altrimenti impegnati, visto che non era prevista nemmeno la convocazione delle commissioni. Più semplicemente perché di lunedì i parlamentari rientrano a Roma, e probabilmente non di prima mattina, nonostante i compensi che, in barba alla scure montiana, sono rimasti quelli di sempre.

Il dibattito dovrebbe proseguire oggi, almeno secondo l’ordine del giorno. Ma è probabile che slitti nuovamente per far posto alla conversione del decreto legge con cui il Governo ha reintrodotto le commissioni bancarie sul massimo scoperto, cancellate nel disegno di legge sulle liberalizzazioni che aveva provocato la ribellione delle banche. Anche se non è ancora ufficiale, in molti scommettono sul fatto che il governo porrà la fiducia sul provvedimento che l’esecutivo si è rifiutato di ammorbidire in commissione, almeno per allentare la morsa della crisi sulle famiglie e per periodi molto limitati. Ma tant’è. Oggi si vota, dunque l’aula è decisamente più affollata di ieri.

di Sonia Oranges