E’ una Bologna composta e silenziosa quella che si mette in fila per entrare nella Sala Rossa di palazzo d’Accursio, in un caldissimo venerdì pomeriggio che sa già di afa agostana, per dare l’ultimo saluto a Maurizio Cevenini, suicidatosi due giorni fa lanciandosi dal settimo piano del Palazzo della Regione di viale Aldo Moro.

Mondo della politica e mondo dello sport, i giornalisti di palazzo d’Accursio e i fotografi che l’hanno immortalato con grembiule alla festa de l’Unità o con lo sciarpone rossoblu tra i milordini del Dall’Ara, a darsi il cambio per il picchetto accanto alla bara. E poi tanta, tantissima gente comune che passa fugace di fianco al feretro avvolto dalla fascia tricolore, ricoperto di sciarpe e maglie rossoblu, per lasciare un fiore o depositare un biglietto.

Lì, dentro a quella sala dove Cevenini ha sposato circa 5mila coppie, oggi si è compiuto il rito dell’addio. L’addio che in quella solenne e storica stanza comunale è stato dato a Renzo Imbeni e Guido Fanti, i sindaci della città. Sindaco mancato e sindaco che sarebbe potuto essere, Cevenini ora riposa tra l’affetto dei suoi cari.

La moglie Rossella defilata a sedere in un angolo è come assente. Il fratello Gabriele alto alto ha gli occhi pieni di lacrime. La figlia Federica, invece, rimane in piedi in mezzo alla calca di persone che tentano di incrociare il suo sguardo per poterla abbracciare e darle la mano. Con lei papà Maurizio aveva scritto a quattro mani il libro Bologna nel cuore, proprio durante i giorni della convalescenza, dopo l’ischemia che l’aveva colto nell’ottobre 2010 e costretto a ritararsi dalla corsa a sindaco. Federica raccoglie il testimone generazionale e con una grazia e levità da donna adulta è come se prendesse in carico il ricordo e l’immagine del padre da tramandare ai bolognesi che verranno e che non l’hanno conosciuto.

Lungo è il serpentone che corre per il cortile di palazzo d’Accursio, dove è stata parcheggiata la mini auto elettrica con cui Cevenini girava per la città, e su per lo scalone dei Cavalli. In fila si mettono fin da subito Romano Prodi e la moglie Flavia: “Se avesse pensato all’affetto che aveva attorno a sé”, dirà all’uscita l’ex presidente del consiglio. Poi arrivano i giocatori del Bologna Calcio che si stringono attorno alla bara, picchetto d’onore in rossoblù con capitan Marco Di Vaio e Daniele Portanova davanti agli altri. E ancora la Virtus Pallacanestro al completo e i giornalisti sportivi, come Filippo Cotti, che con Cevenini hanno condiviso emozioni da stadio.

Successivamente è stato il turno di tutto lo stato maggiore del Pd e della maggioranza di governo della città e della regione: Vasco Errani, Raffaele Donini, Vittorio Prodi, Marco Macciantelli, Marco Monari. Stefano Caliandro, Walter Vitali, Simona Lembi e Matteo Richetti. Gli assessori comunali della nuova generazione Luca Rizzo Nervo e Matteo Lepore, l’assessore alla scuola Marilena Pillati visibilmente commossa.

Passano veloci anche Mauro Zani (senza fermarsi tra gli ex colleghi), i cosiddetti avversari politici che sembrano essere stati vicini a Cevenini quasi più dei suoi stessi compagni di partito: Daniele Carella, Manes Bernardini, Patrizio Gattuso, Alfredo e Giuliano Cazzola. Attorno alle 17 è arrivato anche l’ex sindaco Sergio Cofferati.

La camera ardente rimarrà aperta fino alle 23 di questa sera, venerdì 11 maggio, e riaprirà domattina dalle 7 alle 9. Alle 9e30 la cerimonia civile in sala d’Ercole con il sindaco Merola e poi il funerale religioso nella chiesa di San Francesco. Il feretro verrà sepolto nel cimitero di San Lazzaro di Savena nella prima periferia di Bologna.

Il video è di Giulia Zaccariello