Lo scrittore, drammaturgo e giornalista Stefano Tassinari è morto, dopo una lunghissima malattia, questa mattina a 57 anni. Originario di Ferrara, aveva voluto inventarsi nella vicina Bologna un nuovo modo di raccontare e mettere in scena teatralmente la letteratura. Lui, autore di numerosi romanzi di impegno civile, di memoria storica, di analisi acuta e appassionata degli ideali e delle passioni politiche del novecento (L’ora del ritorno, I segni sulla pelle, tra gli altri) giunto a cavallo del secolo ha scoperto e scandagliato le possibilità discorsive e pedagogiche del teatro di narrazione con la rassegna La Parola Immaginata.

Nel piccolo teatro Itc di San Lazzaro di Savena dal 1998, dopo un’apparizione radiofonica lo spettacolo di Tassinari è andato in scena con l’inedita formula dell’incontro con lo scrittore, più accompagnamento musicale, proiezione di fotografie sullo sfondo e brani tratti dal libro recitati da un attore. Nulla di trascendentale, se non fosse che i reading della Parola Immaginata, ogni sera condotti e “interpretati” da Tassinari sono diventate subito serate “calde”, intense, imperdibili. Oltre a trasformarsi in autentici happening zeppi di gente, tanto che in alcuni casi ai posti dell’Itc sono stati aggiunti i padiglioni del confinante Palasport.

A elencare gli scrittori che Tassinari ha portato a Bologna ci vorrebbero ore: dai Wu Ming a David Peace, da Assia Djebar a Silvia Ballestra, da Tim Parks a Cristoph Hein, da Carlo Lucarelli a Sandro Veronesi. Come per i musicisti (Paolo Fresu e Tete de Bois su tutti) e gli attori (Marco Baliani, Leo Gullotta, Giuseppe Cederna…) che si sono susseguiti ad accompagnare una formula di intrattenimento teatrale subito trasformatasi in un appuntamento culturale autentico e totalizzante.

Perché grazie alla passione e al sapere di Tassinari a teatro s’imparava ad amare la letteratura, ad assaporarne la metrica e le singole parole, a capirne gli autori fino in fondo, senza troppi infingimenti da paludati talk show televisivi.

Non pago, Tassinari, di fronte alla crisi economica e alle istituzioni locali che non hanno saputo cogliere il valore della sua arte e del suo intelletto tagliando lentamente ogni più piccolo finanziamento, ha continuato a inventarsi kermesse teatrali una più importante dell’altra a costo zero, forte di un consenso e di un amore del suo pubblico davvero sinceri.

Ecco allora Ritagli di tempo (focus su singoli anni passati – 196, ’69, ’70, ’71 – con protagonisti, brani letterari, musicali e filmati dell’epoca) dove il reading torna ad essere materia storica viva; Raccontando dove i grandi della letteratura italiana come Italo Calvino, Elsa Morante e Dino Buzzati sono finiti sotto la sua lente d’ingrandimento, diventando epica storica letteraria del dopoguerra. Infine Agli angeli ribelli, un toccante testo sul ’77 bolognese avviluppato come un ricordo doloroso e dovuto attorno alla morte di Francesco Lorusso.

Perché Stefano Tassinari instancabile lo è stato fino all’ultima ora anche nel suo impegno politico di sinistra. Una sinistra come la voleva lui: ben poco di palazzo, ma tanto di pancia, moralmente onesta, ancora a spendersi tra mille rigurgiti reazionari per un’ideale di giustizia sociale ed economica.

Anche per questo Tassinari mancherà a Bologna e alla sua Ferrara. Uomo vero, non avvezzo ai compromessi, sempre in prima linea ad insegnare, come un novello Rossellini l’immenso patrimonio culturale che il nostro paese continua a trascurare e spazzare sotto il tappeto. Gliene parlammo poco tempo fa, sulle poltroncine dell’Itc, prima della millesima replica di Kohlhaas del suo amico Marco Baliani (Tassinari dirigeva la rivista Letteraria e tra i collaboratori aveva anche il drammaturgo laziale, n.d.r.). A Bologna ci vorrebbe un teatro, una sala esclusivamente per i reading letterari. Tassinari l’avrebbe voluta, magari battendo una nuova strada, continuando a trasformare questa nuova forma teatrale dove sperimentare la trasmissione del sapere.

Ora che Tassinari non c’è più, e che ci mancherà moltissimo, qualcuno si ricordi di lui e gli regali uno spazio e un luogo dove le sue parole e il suo intelletto si possano continuare ad ascoltare nei decenni a venire.