Fare bene, fare presto. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero suona la carica nel giorno in cui è partita l’illustrazione degli emendamenti alla riforma del lavoro che inizia il suo iter legislativo in commissione al Senato: “L’obiettivo principale è il bene comune – ha detto la Fornero – spero che il Parlamento lo comprenda e ci permetta di portare a casa questa riforma in tempi brevi”. Un augurio che per dire il vero stride con il numero degli emendamenti: 1048. Le votazioni, attese secondo il calendario originario per lunedì, è probabile che slittino al 2 maggio. Nessuna proposta di modifica è ancora stata presentata dai relatori: arriveranno “con pazienza”, spiega uno dei relatori al ddl Maurizio Castro. “Contiamo sulla flessibilità del governo rispetto a norme che noi siamo politicamente impegnati a non stravolgere” ha spiegato.

Esodati: incontro il 9 maggio. Intanto una buona notizia arriva sulla questione degli esodati, di quei lavoratori, cioè, che a causa della riforma delle pensioni, rischiano di restare senza salario nè pensione. Da fonti sindacali è trapelato che il ministro Fornero incontrerà i sindacati il 9 maggio prossimo. In mattinata aveva rintuzzato il governo il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: “Il Governo non ha ancora convocato i sindacati e questa è la dimostrazione di una ‘mancanza di rispetto’ per decine di migliaia di persone. Non vorrei arrivare a chiedere un incontro al presidente della Repubblica”.

Il ministro Fornero è intervenuto in videoconferenza a un convegno organizzato dalla Fondazione Cariplo e da Pubblicità Progresso sul ruolo del volontariato: questi mesi, ha aggiunto riferendosi alla riforma, “sono stati mesi nei quali qualche volta l’idea che si lavorasse per il bene comune poteva apparire non presente”. “La nostra riforma ha esattamente lo scopo di costruire un mercato del lavoro più inclusivo e di dare possibilità di lavoro a tutte le persone adulte: arriva in un momento di crisi e purtroppo sono momenti nei quali il lavoro si contrae, ma noi dobbiamo fronteggiare la crisi in modo dignitoso e con equità e guardare oltre questa crisi”.

Il Pd: “Anche la Fiom nelle fabbriche Fiat”. Tra gli emendamenti presentati al disegno di legge sul lavoro c’è anche quello dei senatori del Pd Paolo Nerozzi e Achille Passoni, con il quale si chiede di “fare sì che anche i sindacati che non hanno firmato un contratto possano essere all’interno delle fabbriche”. Vale a dire, per esempio, che la Fiom possa nominare le proprie rappresentanze sindacali in Fiat. L’emendamento in sostanza “ripristina l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori”. Le misure erano state parzialmente abrogate da un referendum dei Radicali nel giugno del 1995.

Sacconi: “No alle novità sui contratti a tempo”.  Dall’altra parte invece c’è l’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che con un emendamento chiede di cancellare le novità in termini di contratto a tempo determinato. In particolare “cancellare per intero l’articolo che limita i contratti a termine” previsto dal disegno di legge” e intende lasciare questo capitolo inalterato rispetto alla normativa attuale. “E’ meglio la legge attuale” secondo il senatore del Pdl.

Primi scontri sull’articolo 18. Prime frizioni sull’articolo 18 in commissione Giustizia. L’Italia dei valori ha protestato perché, durante la discussione della riforma del lavoro, Pd e Pdl hanno voluto stralciare la norma sui licenziamenti. “E’ una vergogna” ha dichiarato il capogruppo dell’Idv Luigi Li Gotti. “Un articolo che tratta delle sentenze dei giudici, dei ricorsi, delle prove, delle decisioni, adottate con sentenza, non sarebbe materia giurisdizionale – ha insistito – altro che democrazia parlamentare. Questo è un regime che, addirittura, ordina alle commissioni ciò di cui si può parlare”.