Aiuto 42 ragazze, distrutte dalle accuse dei pm. Con questo processo la Procura ha rovinato loro la vita in quanto le ha diffamate per sempre. Hanno perso il fidanzato e forse non ne avranno più, e nessuno le fa lavorare”.

“Ruby è una ragazza che mi ha fatto veramente tanta pena, ha raccontato una storia di vita drammatica dicendo di essere stata buttata fuori dalla famiglia perché si era convertita alla religione cattolica. Si era costruita un’esistenza fantasiosa, vergognandosi della realtà. Decidemmo di aiutarla per evitare che si prostituisse. Ma adesso non più, perché ha trovato una persona perbene che l’ha sposata”.

“Sì, le mie ospiti si sono travestite da poliziotti, da infermiere, da Babbo Natale ma facevano gare di burlesque, si allenavano tra loro. Le donne sono per loro natura esibizioniste. E se poi sono donne dello spettacolo, gli piace di montare degli spettacolini”. E gli abiti da suora? “Macché, erano vestiti che mi ha regalato Gheddafi. Un cadeau arrivato dalla Libia dopo che Berlusconi, come lui stesso ha raccontato, ha espresso apprezzamenti per i vestiti adocchiati “negli stand che riguardavano la produzione della moda libica”. Tuniche nere con pietre applicate “che tracciano i seni sul petto, senza croce, più adatte in un harem che in un convento”.

Milano, scene di ordinario squallore da un interno di Tribunale. L’idea di donna che viene fuori da questo patetico tentativo di difesa dell’imputato Silvio Berlusconi è ripugnante. Possiamo anche passare sopra all’esilarante e pietosa scusa delle “gare di burlesque”, anche se giustamente le artiste del burlesque si sono inferocite (Scarlett Martini ha precisato che quelli di Arcore “erano spettacolini infantili e volgari”). Tralasciamo anche i doni del dittatore libico. Ma la cosa incredibile è che nell’impresentabile vaniloquio, l’anziano imputato osa ricacciare le donne in una dimensione di assoluta dipendenza, di primitiva inferiorità che nemmeno negli Anni Cinquanta era così spudorata. Per cui le donne sono aiutate, “mantenute” finché non trovano una persona per bene disposta a sposarle. Ma dove vive quest’uomo, pieno solo di denaro e disprezzo per il prossimo? Qualcuno gli dica che votiamo, lavoriamo, che la maggior parte di noi provvede a se stessa e non ha bisogno dell’aiuto di nessun uomo. Che non è il matrimonio a darci cittadinanza nella società.

Le donne che gli stanno attorno non sono solo le sue sventurate “ospiti” (“aiutate” nonostante siano testimoni di un processo che lo vede imputato), ci sono anche le figlie, le deputate del suo partito, le ex ministre. Possibile che nessuna tra loro, oltre la ex moglie, abbia un sussulto d’orgoglio e si ribelli a questo schiaffo, indecente e reiterato? Le donne, prosegue il monologo offensivo-difensivo, sono “esibizioniste” per natura: ma questo signore si ascolta quando parla? Lui, diventato celebre per le calze sulle telecamere che nascondono le rughe, lui che ha fatto dell’immagine una religione si permette di dire, generalizzando, che le donne sono esibizioniste? Non è un problema politico, è una banale questione di dignità: Berlusconi deve smetterla di umiliarci.

Non sono la maggioranza quelle che vendono se stesse e i propri sogni. Speriamo che le tante (purtroppo) elettrici si ricordino degli insulti che – con il sorriso d’ordinanza e una galanteria finta come i soldi del Monopoli – il signore di Arcore ci riserva.

Il Fatto Quotidiano, 22 Aprile 2012