La sede di via Bellerio a Milano

Irruzione delle Fiamme Gialle in via Bellerio nel corso del vertice di partito per acquisire documenti nell’ambito dell’inchiesta sui bilanci del Carroccio. Presenti i triumviri, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, e il presidente federale Umberto Bossi. Secondo i pm 200mila euro di diamanti sarebbero spariti e dagli accertamenti risulta che Rosi Mauro, Piergiorgio Stiffoni e Francesco Belsito ne avrebbero acquistati per 400mila euro coi soldi della Lega. I preziosi sarebbero stati consegnati ai tre tramite l’ex tesoriere, che avrebbe ricevuto 200 mila euro in oro. Il denaro sarebbe stato prelevato con operazioni presso la Banca Popolare di Novara e Banca Aletti.

Annuncia la querela la Mauro che smentisce “categoricamente il presunto acquisto di diamanti e oro con i soldi della Lega”. E spiega: “Mi vedo costretta ad adire le vie legali per tutelare la mia rispettabilità, onestà e onorabilita” dopo “l’ennesima fuga di notizie infondate, false e gravemente diffamatorie”. Anche Stiffoni rispedisce l’accusa al mittente che lo fa “ridere” e anticipa che andrà col suo avvocato Agostino D’Antuoni “dai giudici di Milano per chiarire una volta per tutte la mia posizione di assoluta estraneità a qualsiasi movimentazione di denaro della Lega”. Il senatore ha poi aggiunto che di quanto facesse Belsito col denaro del Carroccio non ha “mai saputo niente, anche perché a me e al senatore Castelli è sempre stato impedito”e che dal partito non ha mai avuto soldi. Anzi, ha concluso, “li ho sempre dati sotto forma di erogazione liberale, come tutti gli altri parlamentari, e anche di più”.

Per gli inquirenti milanesi che indagano sulle distrazioni di fondi, i 200 mila euro di diamanti che mancano all’appello sarebbero stati acquistati dall’ex tesoriere Belsito con i soldi del partito. Nei giorni scorsi infatti era emerso che i pm erano ‘a caccia’ di lingotti d’oro per il valore di 200 mila euro e di diamanti per 100 mila euro. Ora si è saputo che l’ex amministratore avrebbe comprato diamanti per un totale di 300 mila euro. Gli inquirenti dovranno capire che fine hanno fatto i preziosi, che non sono ancora stati rintracciati, perché potrebbe palesarsi un profilo di appropriazione indebita. C’è da capire, inoltre, se il partito poteva fare quell’investimento, perchè pare che lo statuto escluda questo tipo di operazione. Infine, il dubbio è che si trattasse davvero di un investimento.

Intanto anche la Procura della Corte dei Conti della Lombardia ha aperto un procedimento sul caso dei bilanci del Carroccio, che avrebbe avuto rimborsi elettorali non dovuti e il suo capo, Antonio Caruso, si è presentato con altri due magistrati contabili nell’ufficio del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, titolare dell’indagine con al centro Francesco Belsito assieme ai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini. La ‘visita’, da quanto si è appreso, serve ai magistrati contabili per prendere ‘contatti’ per un eventuale scambio di carte necessario per il procedimento davanti alla Corte dei Conti. Un procedimento, da quanto si è appreso, che è autonomo rispetto a quello penale e relativo a un presunto danno erariale, partendo dall’ipotesi di truffa ai danni dello Stato contestata dalla Procura di Milano. Secondo le indagini penali, infatti, Belsito ‘truccando’ i bilanci del Carroccio avrebbe fatto ottenere al partito rimborsi elettorali non dovuti che, solo per il 2011, ammontano a circa 18 milioni di euro.

E alla Procura della Corte dei conti lombarda, si aggiunge quella dell’Emilia-Romagna che sta valutando la possibilità di aprire un’inchiesta sui bilanci della Lega. Si tratta ancora di una fase di delibazione preliminare, cioè di accertamenti sulla sussistenza dei profili di giurisdizione. In regione ci sono due inchieste penali, con 4 indagati a Reggio Emilia e a Bologna contro ignoti, su presunti fondi neri e irregolarità nei bilanci.

Secondo la Lega, però, la ‘visita’ delle Fiamme gialle non è stata una perquisizione perché “era stata concordata nell’incontro avuto lo scorso 11 aprile da Roberto Maroni e Stefano Stefani con i magistrati milanesi”. Durante l’incontro, spiega il partito in una nota, “la Lega Nord aveva fornito la sua piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti per fare chiarezza e, in questo senso – prosegue la nota-, aveva dato disponibilità a far acquisire propri documenti contabili, come avvenuto questo pomeriggio”.

L’inchiesta sulla Lega ha travolto anche il Sindacato padano (Sin. pa.) guidato dalla vicepresidente del Senato Rosy Mauro che Susanna Camusso, leader della Cgil, considera “pressoché inesistente”. Opinione condivisa anche da Cgil, la Cisl e la Uil Lombardia. Nino Baseotto, segretario generale della Cgil Lombardia, ha spiegato di non avere “mai visto i suoi rappresentanti”. Per Gianluigi Petteni, segretario generale della Cisl, “il Sinpa non è mai esistito”, ma secondo Walter Galbusera “il Sindacato padano aveva una presenza nelle aziende con capitale pubblico, a livello comunale e provinciale”.

Prima del vertice in via Bellerio, Roberto Maroni e Roberto Calderoli hanno partecipato alla riunione del gruppo consiliare del Carroccio al Pirellone, che è durata circa 2 ore e ha preso atto delle dimissioni dell’assessore regionale Monica Rizzi. L’ex ministro dell’Interno nel pomeriggio ha lasciato la sede federale senza rilasciare dichiarazioni.

In serata, nell’andirivieni delle auto, è arrivato in via Bellerio anche il primogenito del Senatùr, Riccardo Bossi che, arrivato alla guida di una Bmw X5 con targa tedesca, ha mostrato la sua insofferenza verso fotografi e cameramen, di fronte ai quali ha ripetutamente accelerato prima di infilarsi nel cancello della sede.