Con le intercettazioni a carico dell’imprenditore veneto Stefano Bonet, uno dei fautori dell’operazione Tanzania, “si aprivano scenari che non lasciavano alcun dubbio circa l’esistenza di un sistema contaminato di malaffare a cui si alimentavano poteri istituzionali, politici e dell’economia”. A scriverlo è la Dia di Reggio Calabria nell’informativa inviata al pm della Dda Giuseppe Lombardo, nell’ambito dell’inchiesta sull’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, indagato per riciclaggio.

“Sistema – prosegue la Dia – che consentiva di garantire alla classe imprenditoriale l’accaparramento di importanti commesse, attraverso l’elargizione di denaro e/o di beni a favore della classe politica di riferimento”.

Il filone reggino dell’inchiesta sulla Lega sui presunti casi di riciclaggio per una delle cosche di ‘ndrangheta più potenti, quella dei De Stefano, sta accelerando. In questo caso gli approfondimenti ruotano intorno alla figura di Bruno Mafrici, laureato in giurisprudenza, ma mai diventato avvocato. In particolare, gli inquirenti sono ansiosi di verificare cosa contengano le memorie informatiche sequestrate nello studio M.G.I.M. con sede in via Durini di cui Mafrici è socio, e che potrebbero dare ulteriore impulso alle indagini.

Uno studio, hanno accertato gli inquirenti, che presta la propria opera a centinaia di società che movimentano migliaia di milioni di euro. La ‘ndrangheta, è il ragionamento degli investigatori, movimenta ogni anno migliaia di milioni che deve “ripulire” per immetterli nel circuito legale. E la strada per fare ciò è quella di immettere capitali in grandi aziende. Ecco perchè viene attribuita grande importanza al materiale sequestrato, per l’analisi del quale, però, saranno necessarie alcune settimane di lavoro. Davanti allo studio, gli uomini della Dia che hanno svolto le indagini per conto del pm Giuseppe Lombardo, tra l’altro, hanno fotografato Paolo Martino, boss dei De Stefano, arrestato lo scorso anno nell’ambito di un’inchiesta della Dda milanese, ed un imprenditore calabrese impegnato in grandi appalti.

Nello studio viene anche messa a punto l’operazione del trasferimento dei fondi della Lega Nord verso Cipro e la Tanzania. “Il 30 dicembre 2011 – scrive la Dia – Bonet, che si trovava in India, contattava Scala sull’utenza cipriota per informarlo che si era sentito poco prima con Belsito per questioni connesse alla transazione finanziaria in argomento. Problematiche che a dire di Bonet, Belsito gli avrebbe detto che ne aveva già discusso con Scala. Questi nel confermare la circostanza affermava che il giorno precedente aveva effettivamente incontrato Belsito in uno studio di via Durini a Milano, per farsi spiegare l’intera operazione che vedeva coinvolto Bonet. Lo studio di via Durini in cui Belsito incontrava Scala è lo studio professionale M.G.I.M”.

La Guardia di Finanza di Milano sta acquisendo intanto in queste ore alla Banca Aletti i conti che sono al centro dell’inchiesta della Procura di Milano che vede indagato l’ex tesoriere della Lega Nord, in particolare i conti dell’istituto di credito da cui, tra le altre cose, sarebbero partiti gli investimenti del Carroccio verso Tanzania e Cipro. In Banca Aletti, che ha sede a Genova il Carroccio avrebbe aperto diversi conti. Dall’istituto, infatti, secondo l’accusa, sono partiti gli investimenti di circa 4,5 milioni di euro verso la Tanzania e di un milione e 200mila euro verso un fondo cipriota. Operazioni che, secondo gli inquirenti, rientrerebbero in quelle distrazioni dei fondi del partito contestate all’ex tesoriere della Lega e ai due uomini d’affari Paolo Scala e Stefano Bonet.

Un altro collegamento peraltro porta di nuovo alla banca Aletti: un carnet di assegni rilasciato da Banca Aletti e che reca la scritta “Umberto Bossi” è stato trovato dagli investigatori nella famosa cartella “The Family” sequestrata in un ufficio a Roma nella disponibilità di Belsito. Il capo del Carroccio, infatti, secondo l’ipotesi dei magistrati, ha avuto di fatto la disponibilità del denaro della Lega depositato su un conto corrente acceso presso la sede genovese della banca, dove sono confluiti i contributi elettorali. In più su un conto della Banca, Belsito nel 2011 avrebbe prelevato circa 240 mila euro in contanti e movimentato assegni per 900 mila euro. E parte del denaro potrebbe essere stato girato anche al Sindacato Padano, fondato da Rosi Mauro.

Ma non solo la Banca Aletti è finita sotto la lente di ingrandimento delle fiamme gialle: la Finanza sta acquisendo documenti su conti correnti riconducibili alla Lega in alcune filiali della Banca Popolare di Novara, della Bnl, di Unicredit, di Banca Sella, di Carige, del Banco di Napoli e della Banca Popolare di Lodi. I finanzieri hanno chiesto di accedere a tutta la documentazione relativa a conti aperti e gestiti da Belsito per conto della Lega: estratti conto, matrici di assegni e contabili di bonifici.

I magistrati hanno chiesto alla Lega i bilanci degli ultimi quattro anni, contabili bancari ma non solo. A Stefano Stefani, il nuovo tesoriere, è stata richiesta la consegna di tutta la documentazione relativa alle proprietà mobiliari e immobiliari o comunque “intestate a rappresentanti o fiduciari del movimento politico e in uso allo stesso e ai suoi iscritti”. La procura milanese ha chiesto anche di avere “tutte le note informali, gli appunti, le email e tutto quello che può essere di interesse investigativo e utile alla ricostruzione dei conti e del patrimonio della Lega, comunque tutta la documentazione necessaria ad una completa ricostruzione della gestione della tesoreria della Lega Nord di volta in volta individuata dai consulenti tecnici” nominati dalla procura. Si tratta di Silvano Cremonesi e Stefano Martinazzo.