Ex-Ilva di Taranto, rimosso il blocco davanti all’Eni. Restano disagi in Calabria, Puglia e Sicilia per le proteste degli autotrasportatori. Ed è caos carburanti
Quinto giorno di sciopero e di mobilitazione all’ex Ilva di Taranto dei lavoratori dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, sia quelli diretti che dell’indotto, nell’ambito delle proteste per l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e conseguente blocco della produzione. Dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso ieri con Regione, Comune e Provincia di Taranto, questa mattina si è tenuta un’assemblea sulla statale 7 Appia Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno proclamato lo sciopero fino a questa sera alle 23. Allo stesso tempo hanno deciso di rimuovere i blocchi sulla statale 106 davanti alla raffineria Eni e quello sulla statale 7, senza attendere la fine dello sciopero.
Proteste in Puglia: blocco sulla tangenziale di Andria
Dopo il documento comune con la Regione Puglia di ieri, l’appuntamento è quindi per la convocazione a Palazzo Chigi del 27 ottobre. “Dobbiamo pensare a riempire gli autobus – ha detto all’assemblea Biagio Prisciano, segretario territoriale della Fim Cisl Taranto-Brindisi – perché la tappa di Roma del 27 ottobre sarà importante. Se il governo non vorrà addivenire a quelle che sono le nostre rivendicazioni, dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce”.
Rimane però il caos in gran parte del sud Italia. Poco fa è stato messo in atto un blocco degli autotrasportatori contro il prezzo della benzina sulla tangenziale di Andria all’altezza di una rotatoria nei pressi di un distributore di carburanti. La sindaca di Andria Giovanna Bruno si è recata sul posto e ha incontrato i manifestanti. Oggi sulla statale 96 in direzione Bari si procede regolarmente, mentre code si registrano in direzione Altamura. I mezzi pesanti sono parcheggiati su una corsia laterale. Proteste degli olivicoltori a Corato, dove ieri sera un corteo di trattori e camion ha attraversato l’estramurale e il corso, fino al Comune. La mobilitazione è ripresa alle prime ore di questa mattina all’ingresso della città.
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha espresso “particolare preoccupazione”. In riferimento al caro-carburanti, quando il costo dei rifornimenti “diventa insostenibile, a pagare il conto sono i lavoratori, le imprese e, alla fine, i cittadini”, dichiara il sindaco in una nota. Allarme anche sul piano degli approvvigionamenti: “La sospensione dei blocchi stradali (rimossi, come detto, dagli operai ex Ilva a Taranto dopo quattro giorni di mobilitazione, ndr) non arresta l’emergenza. La crisi degli approvvigionamenti di questi ultimi giorni è la dimostrazione di una situazione ancora critica”. Da qui l’allerta: “I cantieri pubblici potrebbero fermarsi. Le imprese faticano a sostenere i costi e anche i servizi essenziali sono concretamente a rischio. Per fare un esempio, nella nostra città abbiamo meno di una settimana di autonomia per la raccolta dei rifiuti e appena cinque o sei giorni per il trasporto pubblico locale. Nell’area metropolitana ci sono già Comuni nei quali le società incaricate della raccolta dei rifiuti hanno comunicato di non essere nelle condizioni di garantire la regolarità del servizio”. Il sindaco di Bari sottolinea di non poter “attendere il prossimo 27 ottobre per i tavoli di confronto (convocati dal Mit, ndr). Undici giorni sono un’eternità per chi rischia di dover interrompere servizi indispensabili nel giro di poche ore”. Da qui la richiesta al governo affinché “intervenga immediatamente, individuando soluzioni che consentano di ripristinare gli approvvigionamenti e garantire la continuità dei servizi essenziali”.
Venti presidi in Calabria, mobilitazione anche degli agricoltori
Proteste contro il caro carburante anche in Calabria dove la Fedralog, la Federazione regionale della logistica, ha promosso la mobilitazione degli autotrasportatori a partire da oggi e fino al 20 ottobre, insieme alle federazioni omologhe di Puglia, Sicilia e Basilicata. Dalle prime ore del mattino sono circa 20 i presìdi dei tir attivi in tutte le province della Calabria: tra gli altri, lo svincolo autostradale di Falerna, l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, la raffineria di Vibo Valentia, Pizzo, Sant’Onofrio, Passovecchio, nel Crotonese, il porto di Gioia Tauro, vari punti della Ss 18 lungo il Tirreno cosentino, gli svincoli di Sibari, Frascineto, Castrovillari, San Marco Argentano.
La mobilitazione degli autotrasportatori si aggiunge a quella degli agricoltori, che va avanti da oltre dieci giorni. “Dal mese di marzo a oggi abbiamo speso in media duemila euro in più di gasolio per mezzo di trasporto – spiega all’Adnkronos Domenico Notaro, portavoce per la Calabria della Fedralog – Moltiplicando questa cifra per il numero di mezzi complessivo di ciascuna ditta, si può ben comprende come le aziende abbiano subìto perdite di fatturato drastiche, che non sono state compensate in altro modo”. La Fedralog lamenta, inoltre, il mancato ascolto da parte del governo centrale e delle associazioni di categoria. Anche la Regione Calabria, pur avendo aperto uno spiraglio minimo al dialogo, non avrebbe fatto abbastanza per fronteggiare la crisi: a parere della Federazione, i 15 milioni di euro stanziati contro il caro carburanti, di cui 5 per le imprese del comparto agricolo e 10 per il settore dell’autotrasporto trasporto, sono un intervento ‘tamponè, che “non risolve il problema, lo rimanda soltanto”.
Insieme ai lavoratori del settore della logistica, si fermano e si aggiungono ai presìdi anche agricoltori, allevatori e pescatori calabresi: “Ci siamo uniti per avere un appoggio maggiore e far arrivare le nostre istanze al governo centrale, da cui aspettiamo un cenno da più di due settimane – dichiara Matteo Talarico, referente del Movimento Territorio e Agricoltura -. Chiediamo una misura straordinaria e un ristoro imminente per fronteggiare la crisi ma, in generale, chiediamo una riforma complessiva del comparto agricolo per il prezzo minimo e per risolvere i problemi strutturali che ci portiamo dietro dal 2022. I costi di produzione sono arrivati alle stelle e noi non possiamo più permetterci di lavorare sotto costo”, aggiunge Talarico.
Tir e camion fermi in Sicilia
In Sicilia tir e camion sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perché il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E’ inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani”. Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania.