“Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali non ha mai praticato azioni di censura nei confronti di iniziative o attività poste in essere dai propri dirigenti e dipendenti. Ogni intervento è stato sempre effettuato per garantire il rispetto delle leggi e delle regole vigenti. E, anzi, l’obiettivo è stato sempre quello di valorizzare le buone pratiche avviate dalle strutture del Ministero.”

È questo l’incipit del comunicato stampa con il quale la direzione della Comunicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha annunciato la riapertura del sito dplmodena.it, chiuso lo scorso 5 aprile per ordine del Segretario Generale dello stesso Ministero.

“I responsabili della direzione della Comunicazione del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali – continua il comunicato – hanno incontrato questa mattina (n.d.r. 12 aprile) i responsabili della Direzione del Lavoro di Modena. Nel corso dell’incontro, chiarite le ragioni che avevano portato a intervenire sul sito della DTL di Modena, sono state approfondite e definite le modalità di integrazione del sito stesso nel sistema di comunicazione istituzionale del Ministero.

Il sito della DPL di Modena sarà dunque riattivato da domani mattina (13 aprile) e sarà raggiungibile anche dalla home page del sito del Ministero (www.lavoro.gov.it).”.

Il sito, in effetti, è di nuovo raggiungibile ed i suoi gestori annunciano la riapertura con un altrettanto laconico comunicato stampa secondo il quale “Il sito www.dplmodena.it, nato nel 2001 all’interno dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena (ex DPL) e come tale incardinato nella struttura periferica del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fa parte del patrimonio informativo di questa Amministrazione centrale. Nelle prossime settimane il sito sarà inserito, e tecnicamente visibile, anche dalla rete informatica ministeriale delle direzioni territoriali del lavoro”.

La notizia è, certamente, da salutare con favore.

Una preziosa fonte di informazione di pubblica utilità è tornata accessibile.

Restano, tuttavia, oscure le ragioni che avevano indotto il Ministero a disporne addirittura la chiusura, ragioni che sembrerebbero – stando a quanto si riferisce nel comunicato del Ministero – essere state chiarite ai responsabili del sito dplmodena.it ma che non vengono chiarite all’opinione pubblica come, invece, sarebbe stato auspicabile dato il grande clamore sollevato dalla vicenda.

Difficile comprendere cosa sia realmente accaduto. Cosa può aver condotto – nello spazio di una settimana – il Ministero del Lavoro a disporre la chiusura e la riapertura di un sito internet di informazione?

“Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet www.dplmodena.it”, recitava la comunicazione con la quale, il 5 aprile scorso, il segretario generale del Ministero del Lavoro ha disposto la chiusura del sito.

“Ogni intervento è stato sempre effettuato per garantire il rispetto delle leggi e delle regole vigenti”, spiegano oggi al Ministero del Lavoro nel comunicato stampa con il quale si comunica l’imminente riapertura del sito.

Qual è la verità? Il sito dplmodena violava davvero leggi e regole vigenti? Quali? Quali azioni sono state poste in essere per porre rimedio a violazioni tanto gravi da aver giustificato un provvedimento di immediata chiusura di un sito internet?

Almeno all’apparenza, nulla è cambiato nell’impostazione, nei contenuti e nella direzione editoriale del sito internet eppure, dplmodena.it, non solo è stato riaperto al pubblico ma il suo contenuto è oggi accessibile anche attraverso il sito del Ministero del lavoro ed è ora – ma forse avrebbe dovuto da sempre essere considerato – “patrimonio informativo” del Ministero del lavoro.

È una storia i cui contorni restano grigi ed indefiniti. C’è, nonostante ci si sforzi di voler far apparire il contrario, una verità che resta nascosta nelle impenetrabili mura del Ministero. Se qualcuno al Ministero del Lavoro ha sbagliato, ha esagerato, ha adottato un provvedimento sproporzionato, sarebbe stato doveroso che il Ministero ne desse conto all’opinione pubblica.

Sbagliare può capitare anche e soprattutto in un’amministrazione articolata e complessa come quella di un Ministero ma quando succede, tuttavia, bisogna avere il coraggio di chiedere scusa e spiegare in modo trasparente quanto è accaduto ed i provvedimenti che si sono adottati per evitare che accada di nuovo.

Non ci si nasconde dietro alla cortina fumogena di comunicati stampa scritti in un impenetrabile linguaggio istituzionale. Non si fa finta che non sia successo niente perché altrimenti ci si espone al sospetto che si sia agito fuori dalle regole, che si sia cercato di abusare della propria posizione e che, poi, una volta vistisi scoperti, si sia corsi ai ripari cercando disperatamente di insabbiare quanto accaduto.

È un brutto copione già visto e già letto centinaia di volte e che ci si augurava di non dover continuare a veder messo in scena. Peccato.

“Quando ho saputo che a decidere la chiusura del sito era stato il nostro segretario generale, la dottoressa Matilde Mancini, le ho chiesto di chiamarmi e sto aspettando di parlarle” – aveva detto il Ministro Fornero ad Anna Masera de La Stampa il 10 aprile scorso. Ed aveva continuato: ” Perchè non so se il sito in questione abbia fatto qualcosa di grave che non andava – visto che si tratta di un sito istituzionale – oppure no e vorrei capire come stanno le cose prima di esprimermi…aspetto, e vi chiederei di aspettare, prima di giudicare. Vi farò sapere presto”.

In molti, sin qui, abbiamo aspettato una risposta ma, allo stato, l’unica risposta arrivata è quella dei fatti: il sito non meritava di essere chiuso tanto che è stato riaperto e destinato ad essere integrato nel patrimonio informativo del Ministero. Manca, però, la risposta ad una domanda ineludibile: perché il sito è stato chiuso? Quali provvedimenti sono stato adottati per evitare che altri siti siano chiusi in futuro?

Sono domande legittime?

Se sì, si aspettano risposte.