Si fatica a trovare le parole per ripetere ancora, per l’ennesima volta, che siamo sconfitti. Costretti ad arrenderci di fronte all’impossibilità di arrivare a una verità giudiziaria sulle stragi italiane. La sentenza d’appello sulla bomba di Piazza della Loggia a Brescia era l’ultima occasione, dopo le assoluzioni per Piazza Fontana, per l’attentato alla Questura di Milano del 1973 e per tutte le altre stragi (tranne Bologna): occasione persa.

Di nuovo è arrivata ieri un’assoluzione, seppur con la formula dubitativa delle prove insufficienti o contraddittorie. Sono passati 43 anni dalla madre di tutte le stragi, quella del 12 dicembre 1969 a Milano. E 23 anni dalla caduta del Muro di cui quelle stragi sono figlie. Il mondo è cambiato, eppure non è ancora possibile sapere la verità. Gli imputati se ne vanno assolti. Condannati a restare orfani della propria memoria sono tutti gli altri, cittadini di uno Stato che non sa fare chiarezza su una stagione chiusa: quella della guerra segreta e senza esclusione di colpi combattuta negli anni Sessanta e Settanta in Italia, terra di confine di un mondo diviso in due blocchi.

Impossibile stabilire con certezza le responsabilità penali individuali, dicono le sentenze. Eppure noi sappiamo. E non è più soltanto l’intuizione al singolare di un intellettuale come Pasolini (“Io so”). È il risultato – storico, se non processuale – di quarant’anni di ricerche, inchieste, indagini e testimonianze, che hanno sedimentato almeno due certezze.

La prima è che le stragi della cosiddetta strategia della tensione sono state materialmente eseguite da gruppi neofascisti. La seconda è che gli apparati dello Stato hanno depistato le indagini e sottratto prove e testimoni, in nome della guerra senza quartiere al comunismo, combattuta con eserciti segreti e segretissimi accordi internazionali. Lo dicono le stesse sentenze (Piazza Fontana, Questura di Milano) che hanno mandato assolti i loro imputati.

Noi sappiamo, dunque. Conosciamo i gruppi allevati per le operazioni sporche, i meccanismi, le strategie, le intossicazioni. Un magistrato che ha a lungo indagato sull’eversione, Libero Mancuso, va ripetendo: “Ci avete sconfitti, ma sappiamo chi siete”.

Il Fatto Quotidiano, 15 Aprile 2012