Ibrox Park, lo stadio dei Rangers Glasgow

“Credo che la liquidazione sarà inevitabile”. Poche parole, in un linguaggio dall’odioso sapore burocratico, che mettono la parola fine a 139 anni di storia: quella dei Rangers di Glasgow. A pronunciarle è Dave King, secondo maggior azionista del club scozzese alle spalle di Craig Whyte, considerato anche dalla federcalcio scozzese il maggior responsabile della situazione disperata dei Rangers. Disperazione che però non ha compromesso il derby dell‘Old Firm, che vede i Rangers opposti agli odiati rivali del Celtic. Ad Ibrox Park, lo stadio dei Rangers, infatti, la squadra guidata dall’ex gloria Ally Mc Coist è riuscita a vincere per tre a due, andando anche in vantaggio per tre a zero sui cugini e, soprattutto, rovinandogli (o semplicemente rimandandogli) la festa scudetto.

Pesante la situazione debitoria del club di Glasgow: in dieci anni il buco nelle finanze del team scozzese è arrivato a circa 50 milioni di sterline. Cifra che ha costretto il club a chiedere, lo scorso febbraio, l’amministrazione controllata, subendo anche una penalizzazione di 10 punti in classifica, dove sono secondi, proprio alle spalle del Celtic. Una crisi che non piace per niente alla federcalcio scozzese che ha addirittura nominato un gruppo d’inchiesta interno per analizzare la situazione. “Il comportamento del club – è il pensiero del presidente del gruppo, Lord Nimmo Smith – sta portando discredito all’intero movimento calcistico scozzese”. E’ il comportamento del presidente dei Rangers, Whyte, la principale causa, secondo la federcalcio, della crisi del club: “Nel reportage di Lord Nimmo – dichiara il presidente della federazione, Steward Regan – si evidenziano una serie di potenziali inadempienze compiute dalla società e dal suo proprietario. Questo documento verrà utilizzato come prova nell’inchiesta”.

E pensare che al momento dell’acquisizione del club, nel maggio 2011 (acquisizione avvenuta per una sterlina), Whyte aveva rassicurato i tifosi dichiarandosi pronto a un investimento di 18 milioni di sterline per saldare ogni debito. Anche se, prima di rilevare i Rangers, il presidente aveva sorvolato di avvertire la federazione sull’esistenza di un impedimento a presiedere la società: una (altra) truffa finanziaria alle spalle. E sembra che la federazione non abbia per nulla gradito la dimenticanza: “E’ convinzione della Sfa (Scottish Football Association) – ha dichiarato Regan – che il signor Whyte non sia una persona idonea ad avere un incarico ufficiale all’interno della nostra associazione calcistica”.

Eppure solo un mese fa, dopo la decisione di rivolgersi al tribunale di Edimburgo per l’amministrazione controllata, Whyte non mancava di rassicurare tutto l’ambiente: “Oggi – dichiarava – inizia un cammino verso la guarigione. I Rangers di Glasgow non spariranno, saremo sempre ad Ibrox. Ne verremo fuori, combatteremo più forti di prima”. Dopo un mese, quella forza sembra venire solo dall’orgoglio della squadra, pronta a vincere l’atteso derby, ma non dalla società: sarebbe a rischio, infatti, persino il prosieguo della stagione, e le partite che mancano per finire il campionato potrebbero non essere disputate.

Disperato il piano di salvataggio: i top player hanno accettato tagli dello stipendio pari al 75 per cento; i giovani, invece, vanno via e non solo per scappare dalla crisi, ma anche per solidarietà col personale che rischia di perdere il posto: “Ho rescisso il contratto – ha spiegato infatti il ventenne Gregg Wylde – par aiutare le persone che hanno famiglia, come lo staff che lavora nelle cucine. Non vado via, non ho altri club”. Difficile, a questo punto che l’Uefa conceda al club il permesso a partecipare alle competizioni europee (col secondo posto i Rangers giocherebbero i preliminari di Champions), ma ci sono rischi peggiori: senza schiarite, anche la prossima stagione nel campionato scozzese è in dubbio. Senza Rangers l’interesse delle tv per il calcio scozzese crollerebbe e di conseguenza anche gli introiti dei club. Persino i Celtic potrebbero cedere alla tentazione di migrare nel campionato inglese: senza rivali non è bello, soprattutto dopo aver perso quello che potrebbe essere l’ultimo derby.