Vi avverto, questo è un blog contro i blog, e anche contro Twitter, Facebook e tutto l’ambaradan multimediale: dunque, una specie di triplice salto mortale carpiato, con avvitamento e scappellamento (a destra). La sua tesi, di questo blog, è semplice. I blog, ma anche i socialnetwork – ormai vanno scritti proprio così, tuttattaccato – sono una prosecuzione dei talk show televisivi con altri mezzi: un loro avatar molto più smaccato, pervasivo e rovinoso. I talk show, con la fine del berlusconismo, sono ormai chiaramente in crisi; con la fine del montismo, fra altri vent’anni, spero vadano a ramengo pure i socialnetwork e tutti i blog, tranne questo. Anche se, a proposito del mio blog, è da tempo che mi sto portando avanti, nella corsa verso il baratro, e oggi potrei compiere il passo decisivo.

Basta riflettere su tre fatti: riflettere!, perdiana, benché riflettere, lo dico appositamente per la terza volta, presuppone il silenzio, la tranquillità, persino una certa dose di serenità, tutte cose delle quali un semplice cellulare è la negazione totale.

Il primo fatto è la sparata del sindaco di New York, Michael Bloomberg, contro gli stessi socialnetwork che lo hanno reso popolarissimo: pure questo un bel salto mortale. In visita a Singapore, è sbottato: «I social network sono creature dell’istante, ma governare una città come New York richiede programmazione a lungo termine, progetti decennali o ventennali, che vengono bocciati fulmineamente dalla marea di “no” prodotta in rete. Non è possibile progettare nulla se ogni progetto viene sottoposto a referendum istantanei». I governanti di Singapore, che non sono mai stati un modello di democraticità, facevano di sì con la testa: ma provate a dargli torto.

Il secondo fatto è la consultazione in rete, estesa espressamente anche a Facebook e Twitter, lanciata dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo: che giovedì scorso, dal Tg1 deminzolinizzato, ha dato il via a una tremenda consultazione in internet, che durerà sino al 24 aprile, sul valore legale della laurea. In breve: i promotori della cosiddetta Riforma Gelmini, che oggi la stanno attuando in prima persona, a gennaio avevano già deciso di abolire il valore legale della laurea rilasciata dall’Università pubblica, fra l’altro in conflitto di interessi, infilando la bomba in un decreto, à la Ghedini, quando improvvisamente gli è venuta un’idea migliore. Perché smontare quest’altro fondamento dell’Università pubblica così, di soppiatto quando si può farlo apertamente, legittimati da migliaia o milioni di consensi ottenuti sul web? I miei colleghi universitari, letta la tendenziosa formulazione dei quesiti, si sono rifiutati di partecipare a una consultazione finta e dall’esito scontato: così probabilmente contribuendo, masochisticamente, al suo successo.

Terzo fatto, che tiro fuori solo per chiudere il cerchio, come se due indizi non facessero già una prova: la crescente montagna di studi sulla e.democracy, democrazia & internet. Altro che democrazia deliberativa o partecipativa, o approdo all’agorà telematico: chi si informa o discute esclusivamente su internet tende a scegliere le fonti o gli interlocutori che già la pensano come lui, peggio che con la scelta dei telegiornali.

Sto sforando il mio spazio-blog, e allora chiudo anch’io con uno slogan vagamente scautistico: ogni giorno, un’ora di internet in meno, un’ora di vita in più.