Il teatro La Scala di Milano

Settecento milioni di euro. Per difetto. O forse addirittura un miliardo. A tanto ammonta il costo dei lavori eseguiti dalla Dec della famiglia Degennaro in Lombardia dal 1998 ad oggi. Soprattutto edilizia ospedaliera (che da sola copre poco meno della metà del totale), a cui si aggiungono strutture militari, complessi residenziali, alberghi, poli universitari, interventi infrastrutturali, centri commerciali e parcheggi. Ma anche recuperi e manutenzioni. Con una chicca: il restauro e l’ammodernamento del Teatro alla Scala di Milano, un’opera commissionata nel 2004 dal Comune del capoluogo lombardo (sindaco Albertini) per un costo complessivo di oltre 35 milioni di euro.

Opere e costi imponenti, che confermano come il legame tra la famiglia di costruttori baresi e la regione più ricca d’Italia sia solido e duraturo nel tempo. E che oggi, alla luce dell’inchiesta della Procura di Bari e, soprattutto, delle dichiarazioni di Pierino Zammarchi nell’ambito del fascicolo sull’ospedale San Raffaele (“Ho visto Degennaro portare soldi in valigia a Mario Cal in 5,6 occasioni” ha detto ai pm l’imprenditore), assume una luce diversa. Non per la regolarità dei lavori in questione (peraltro consultabili sul sito internet del gruppo), bensì per la quantità e l’importanza delle commesse ricevute. Un filo diretto che fa della Lombardia una vera miniera d’oro per la Dec, che può contare su un giro d’affari simile solo in Albania e, in misura minore, in Puglia. I committenti? Pubblici e privati. Del Comune di Milano si è già detto, ma il grosso arriva soprattutto dalle aziende ospedaliere, con altri enti pubblici (ministero della Difesa, dalla Provincia di Como, dal Comune di Busto Arsizio, Poste Italiane, ecc) e alcune società private di peso (Sea, Gs, Italferr, Metropolitana Milanese, Milano Dibit) a ‘coprire’ il resto della torta.

Poi ci sono i lavori eseguiti per conto della Fondazione Centro San Raffaele Monte Tabor, che mettono in connessione le inchieste delle procure di Bari e di Milano. Secondo i pm pugliesi, che indagano sugli intrecci tra affari e politica nel capoluogo regionale, la compiacenza dei componenti della commissione comunale di collaudo per i lavori conclusi dalla Dec ha avuto un prezzo: gli incarichi tecnici offerti dai Degennaro in altri appalti fuori Bari. In tal senso, il presidente della commissione in questione, Saverio Sabini, “non solo chiederà favori alla famiglia Degennaro – hanno sottolineato i pm negli atti che hanno portato all’arresto di Gerardo e Daniele Degennaro – ma si troverà in una posizione di assoluta incompatibilità con il suo ruolo di collaudatore in quanto proprio durante il suo incarico presterà la propria opera professionale in favore di società della famiglia Degennaro”. In particolare, i magistrati si riferiscono all’incarico di direttore tecnico di cantiere a Milano, dove la Dec stava realizzando il parcheggio interrato presso l’ospedale San Raffaele (incarico per il quale, sempre secondo i pm, Sabini ha ricevuto un compenso di oltre 16mila euro nell’estate 2007).

Nell’inchiesta sul crack del San Raffele, invece, i Degennaro vengono coinvolti dall’imprenditore edile Pierino Zammarchi (indagato), che in un interrogatorio ha detto di aver visto uno dei Degennaro portare soldi in una valigia a Mario Cal (vicepresidente della Fondazione, morto suicida a luglio scorso) “in 5-6 occasioni”. In attesa di riscontri investigativi su quanto dichiarato da Zammarchi, al momento l’unico collegamento certo tra l’ospedale di Don Verzè e la Dec è proprio la realizzazione del parcheggio del nosocomio, commissionato nel 2008 dalla Fondazione per un costo di 31milioni, 790mila euro. Briciole, però, se paragonati ai 108milioni di euro che la Milano Dibit srl ha versato nelle casse della società barese per la realizzazione del Dipartimento Universitario di Medicina Molecolare (Dibit 2). Il centro di via Olgettina, che copre una superficie complessiva di 75.000 m2 ed è stato realizzato in regime di global service, “sorge al fianco del primo Dipartimento di ricerca della Fondazione San Raffaele – è scritto nel sito della Dec – e ospita aule universitarie, uffici tecnici e amministrativi, laboratori di analisi e ricerca destinati, grazie alle più moderne tecnologie, a studi avanzati di medicina molecolare”.

Il record dei lavori più costosi realizzati dalla Dec in Lombardia, però, spetta di diritto ad un’altra struttura: il nuovo ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, per cui la locale Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti spenderà la bellezza di 204milioni di euro. Un polo sanitario di terza generazione, che la Dec sta costruendo in regime di global service: 30 sale operatorie, 240 ambulatori, 8 sale travaglio, 1200 posti letto e oltre 2400 posti auto.

Non si conoscono, al contrario, i costi per la realizzazione dello Sheraton Airport Malpensa Hotel, commissionato nel 2010 ai Degennaro dalla Sea spa di Milano. Ciò che è certo, però, è che si tratta di un albergo a quattro stelle superiore e con accesso diretto al Terminal 1 dell’areoporto insubre. Nel sito della Dec l’opera è descritta così: “L’albergo, una struttura metallica (a forma di biplano) da 8500 tonnellate rivestita di vetro, dispone di 440 camere, 12 suite di cui 1 presidenziale, parcheggio e garage privati, 2 ristoranti, bar, 4 sale congressuali per un spazio meeting di 2200 mq, fitness e wellness center, lobby al piano terra, reception, zone di servizio distribuite sui vari livelli”. Facile immaginare che, con la realizzazione del mega hotel di Malpensa, il fatturato complessivo dei Degennaro in Lombardia arrivi a sfiorare il miliardo di euro.