Durante il convegno organizzato da Il Sole 24 ore Lunedì 19 Marzo, sul tema “Tuttopensioni”, il Ministro Fornero, in collegamento video dal suo ufficio di Roma, ha tra le altre cose espresso alcuni pensieri circa la situazione dei così detti esodati (disoccupati a seguito di licenziamento) che la sua pregiata riforma ha messo nelle condizioni di non poter accedere al trattamento previdenziale come avevano creduto di potere fare all’atto del licenziamento.

La teoria di Fornero è che, pur comprendendo l’ansia e i disagi (insufficiente metafora di ciò che sono tragedie) di questi cittadini, le risorse originariamente destinate alla salvaguardia di circa 65.000 persone (con annesse famiglie) non sono sufficienti a coprire le necessità che si stanno accertando essere vicine alle 200.000 e che pertanto, agendo con equità (parola che Fornero e Monti citano spesso nelle analisi teoriche ma che faticano a mettere in pratica) si dovrà chiedere a chi ha di più di pazientare un po’.

Lascio a futuri approfondimenti l’analisi della recessività insita in questa posizione e delle possibili alternative non recessive, ma il punto realmente drammatico è un altro.

Infatti la frase è apparsa una bomba gettata contro le speranze degli esodati e suona anche un po’ irridente nei confronti del Parlamento che aveva allargato con emendamenti la platea di coloro che avrebbero dovuto accedere alle deroghe; in mancanza dello stanziamento delle risorse sembrerebbe infatti che il Parlamento avesse lavorato non per salvaguardare più persone ma per allargare il numero di coloro che avrebbero partecipato a un cinico processo di inclusioni ed esclusioni.

Ho sostenuto sin dal primo giorno che l’unica via d’uscita civile dal problema potesse essere quella di definire chiaramente senza esitazioni, che tutti coloro che dallo stato di disoccupazione accertata prima dell’entrata in vigore della nuova legge potessero accedere alla pensione avrebbero potuto farlo con le vecchie regole, ciò per tenere conto con buon senso, che le eccezioni andavano ad applicarsi a persone in oggettivo stato di debolezza, questo non sembra essere il pensiero del Governo che, con un occhio esclusivo ai parametri economici (alcuni) non riesce a comprendere che i problemi sociali ed esistenziali devono avere la stessa dignità nei processi decisionali.

Al Ministro è stata inviata, con copia al presidente della repubblica, ai media, alle organizzazioni sindacali e ad alcuni politici, una lunga lettera (clicca qui per leggere la lettera) che sviluppa ulteriormente e meglio gli argomenti qui riportati per chi vuole approfondire, confidando che un po’ di struzzi tolgano la testa dalla sabbia e che si comprenda come le risorse per la soluzione di questo problema vadano trovate o con diversi tagli di spesa o rinunciando a una parte (marginale, in fondo) dei grassi risparmi derivanti dalle numerose e successive riforme della previdenza.

Un’occasione per definire se siamo ancora una società oppure no