Fonti anonime del governo Karzai mettono in dubbio la versione ufficiale sulla strage dei 17 civili vicino a Kandahar. A sparare contro donne e bambini non sarebbe stato un solo soldato colto da “raptus” – la versione sostenuta dagli Usa – ma un gruppo di militari “ubriachi”, che avrebbero sparato all’impazzata “ridendo”. Lo confermerebbero anche alcuni parenti delle vittime, che avrebbero visto più soldati americani arrivare alle 2 del mattino locali, entrare nelle case e aprire il fuoco. Un testimone, Haji Samad, ha aggiunto che i suoi figli sono stati uccisi da “soldati” che dopo hanno bruciato i resti.

La notizia è smentita decisamente dal Pentagono. Intanto il presidente Barack Obama ha esortato ad ”accertare i fatti e assicurare, nel tempo più breve possibile, i responsabili (al plurale, ndr) alla giustizia”, parlando di “un incidente tragico e scioccante”. Obama ha anche telefonato al presidente afghano Hamid Karzai, che aveva condannato “l’imperdonabile gesto”. Karzai aveva parlato di “omicidi intenzionali” e chiesto alla Nato di fornire spiegazioni. “Quando i civili afghani vengono deliberatamente uccisi dalle forze americane si tratta di azioni di omicidio e terrore, azioni imperdonabili”.

La strage è avvenuta nei villaggi di Alokozai e Garrambai, a circa 35 km da Kandahar, nel distretto di Panjwayi. Le vittime, per lo più donne e bambini, sono state raccolte dai vicini e portate presso una base americana in segno di protesta, stando a quanto scrive il New York Times, citando fonti locali. Le stesse fonti dicono che su alcuni dei cadaveri sono ben visibili segni di bruciatura, ustioni. Un particolare, quest’ultimo che coincide con quanto raccontato da un cronista dell’Afp, che ha visto i corpi distesi nelle case, ha parlato di persone “uccise e bruciate”.

Caitlin Hayden, la portavoce del National Security Council della Casa Bianca, ha espresso il timore che l’episodio crei nuove tensioni fra la popolazione locale e le truppe straniere, dopo il rogo dei Corani nella base Usa di Bagram che scatenò proteste in tutto il Paese.

Alla notizia della strage una folla minacciosa si è radunata attorno alla base americana e l’ambasciata Usa ha già raccomandato ai propri cittadini di evitare viaggi nella zona. Le prime ricostruzioni riportavano che il soldato americano era uscito a notte fonda da una base nel distretto di Panjwayi e abbia vagato nei vicini villaggi di Alokozai e Garrambad sparando ai civili, comprese donne e bambini. Il militare era apparentemente in preda a un raptus, forse dovuto a un esaurimento nervoso.

Il vice comandante dell’Isaf, generale Adrian Bradshaw, confermando oggi che “uno dei nostri soldati ha ucciso e ferito un certo numero di civili in un villaggio adiacente alla sua base” sostiene di non essere “in grado di spiegare le ragioni del suo gesto”. In un comunicato da lui firmato in assenza del comandante della Forza, generale John Allen, Bradshaw ha aggiunto che si è trattato di “un gesto disumano” che “non faceva in alcun modo pate di una attività autorizzata dell’Isaf”. Prima di presentare “il rammarico ed il dolore per l’accaduto”, l’alto ufficiale ha assicurato che “una inchiesta è già in corso ed ogni sforzo sarà fatto per stabilire la dinamica dei fatti e far rendere conto dell’accaduto a chiunque ne sia responsabile”.