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Terremoto in Molise, Michele Iorio indagato “Allargò area anche per fini propagandistici”

La procura di Campobasso ha chiuso le indagini a carico del governatore della Regione in relazione alla calamità del 31 ottobre 2002 accusandolo di abuso d'ufficio, indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato, concorso formale per reato reiterato. All'epoca commissario delegato, avrebbe esteso abusivamente l'area del cratere "non avendone la competenza, né la legittimazione"
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Michele Iorio insieme a Silvio Berlusconi

Il presidente della Regione Molise, Michele Iorio, indagato per aver ‘allargato’ autonomamente l’area terremotata, a seguito della calamità del 31 ottobre 2002. La procura di Campobasso ha chiuso le indagini ipotizzando il reato di abuso d’ufficio, indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato, concorso formale per reato reiterato.

La Protezione civile, all’epoca, individuò 14 Comuni dell’area del ‘cratere’, cioè quelli interessati dal sisma e che avevano riportato danni. Il commissario delegato Iorio, invece, avrebbe ampliato “abusivamente, anche a fini elettorali-propagandistici non avendone la competenza, né la legittimazione, che spettava esclusivamente al presidente del Consiglio, così arrecando sia un ingiusto vantaggio agli abitanti e ai comuni non ricompresi nel provvedimento del governo, per opere non collegate al sisma, consistito in ingentissimi contributi finanziari, anche sotto forma di benefici fiscali, sia di conseguenza un ingiusto danno a quelli dei comuni effettivamente colpiti dal sisma individuabile nella sottrazione e nella diminuzione dei fondi stanziati esclusivamente per loro dal governo nazionale”.

La Procura di Campobasso evidenzia anche che questo comportamento andò avanti anche quando arrivarono le diffide dalle autorità nazionali. Cinque giorni dopo la firma del secondo decreto da parte di Iorio, infatti – era il 24 febbraio 2003 – l’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, scriveva al governatore e lo metteva in guardia: “Nel novero delle iniziative la cui realizzazione è stata devoluta al commissario – affermava Bertolaso – non è ricompresa la competenza in merito all’individuazione delle aree dove il provvedimento di emergenza doveva essere applicato. Il presidente del Consiglio (all’epoca Silvio Berlusconi, ndr) ha provveduto direttamente a tale incombenza e corre l’obbligo di rilevare la dubbia legittimità di tali provvedimenti emanati dal commissario, in quanto esorbitanti la sfera di attribuzioni a lui conferite”.

Pochi mesi dopo Bertolaso tornava alla carica: “E’ evidente e inderogabile la necessità che si apportino con urgenza le necessarie correzioni, al fine di assicurare la conformità alla legge”.

Contestualmente all’avviso di garanzia il sostituto procuratore ha però chiesto anche l’archiviazione, sempre nei confronti di Iorio, in merito a uno stralcio di questa inchiesta, la parte relativa al cosiddetto Articolo 15, un programma di interventi varato dalla Regione Molise e approvato dal Cipe per favorire “la ripresa produttiva nel territorio molisano” dopo due eventi calamitosi come il terremoto del 2002 e l’alluvione del gennaio 2003. Il provvedimento fece molto discutere, i soldi servirono infatti anche per finanziare la patata turchesca, le api mellifere, il viale degli innamorati, il concorso di Miss Italia e altre iniziative simili.

“Si potrà legittimamente ritenere che la ‘generosa’ norma – scrive Fabio Papa nella sua richiesta al gip – è stata formulata in maniera fin troppo estesa, che è probabile che la stessa possa essere frutto della contiguità politica tra il governatore del Molise e il governo di allora. Tuttavia, tali lecite argomentazioni appartengono all’esercizio legittimo del diritto di critica e non possono riuscire a conferire valenza penale a una serie numerosissima di elargizioni, che comunque risultano nei limiti e nella norma attributiva di potere”. Papa quindi conclude: “Il programma non era relativo in alcun modo ai fondi stanziati dal governo per la ricostruzione post sisma e alluvione”.

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