Gli arresti e le denunce praticati ai danni di esponenti del movimento No Tav sono l’ennesimo tentativo di delegittimare e dividere il movimento, cercando di presentarlo come un problema di ordine pubblico. Questa strategia è in atto da tempo: delle ragioni del movimento No Tav, delle manifestazioni pacifiche, del fatto che la Valle è contraria all’opera, i grandi media non parlano. Parlano solo degli scontri e degli arresti, costruiti ai fini della comunicazione: in Val di Susa ci sono i terroristi.  È l’ennesimo punto di continuità tra il governo Berlusconi e il governo Monti: non si riconoscono le ragioni di chi protesta, non si tratta, ma si agisce militarmente, si determina un clima di tensione e poi si processa sulla base degli scontri che avvengono.

Il 28 giugno e il 3 luglio ho partecipato alle manifestazioni in Val di Susa, sono stato abbondantemente gasato – un dirigente torinese di Rifondazione Comunista è tra i denunciati –  e voglio affermare ancora una volta che il movimento No Tav non è un problema di ordine pubblico ma una grande esperienza politica in cui una comunità vuole decidere democraticamente sul proprio futuro, così come democraticamente decide le forme e i contenuti delle mobilitazioni. Il movimento No Tav ha ragione quando dice che l’opera è inutile: in Val di Susa esiste una ferrovia che collega al Francia che è utilizzata solo al 30%. Perché non utilizzare quella invece di costruirne un’altra? Perché sprecare 17 miliardi di euro che l’Italia dovrebbe pagare per fare un’opera inutile? Perché non usare quei soldi per fare un grande piano di riassetto idrogeologico del territorio che farebbe posti di lavoro veri ed eviterebbe i danni ed i morti che vi sono in Italia tutte le volte che piove due giorni di seguito?

In secondo luogo l’opera è dannosa, perché trasformerebbe una valle in cui passano già una linea ferroviaria a doppio binario, un’autostrada, due statali, tre elettrodotti, in un cantiere per decine di anni. Il territorio non è un puro supporto materiale per le grandi opere delle imprese che guadagnano col cemento, il territorio è un patrimonio ambientale, sociale e relazionale in cui vive la gente e in cui la gente ha diritto di vivere decentemente. Per questo esprimo non solo la mia solidarietà ma il mio pieno sostegno al Movimento No Tav. Contro chi vuole trasformare la Val di Susa in un problema di ordine pubblico continuiamo la lotta affinché quello sperpero di danaro pubblico, inutile e dannoso, venga fermato e la Val di Susa non sia più una terra militarizzata.