Lesioni, violenza, resistenza a pubblico ufficiale: con questi capi di imputazione la Digos di Torino ha arrestato ventisei persone collegate ai movimenti No Tav, quelli che protestano contro la realizzazione della rete ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. I provvedimenti riguardano gli incidenti al cantiere della Tav alla Maddalena di Chiomonte (del 27 giugno e del 3 luglio scorsi) in Val di Susa, nel quale rimasero rimasero feriti oltre 200 uomini di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza e decine di manifestanti. Il blitz è scattato all’alba ed è arrivato dopo sei mesi di indagini, basate essenzialmente su riprese video, fotografie, riconoscimenti diretti.

Gli arresti sono stati eseguiti dalla polizia su ordinanze emesse dal Gip di Torino, Federica Bompieri, su richiesta del Procuratore aggiunto Andrea Beconi, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Questura. La notifiche delle ordinanze è in corso in varie città italiane, da Palermo a Trento. Delle oltre 40 misure cautelari emesse a carico di esponenti No Tav, 25 sono provvedimenti di custodia cautelare in carcere, 15 misure dell’obbligo di dimora, 1 provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari e 1 divieto di dimora nella provincia di Torino. Le città interessate da arresti e perquisizioni, oltre Torino (la maggior parte), sono Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata, Biella, Bergamo, Parma e Modena. L’operazione è arrivata anche in Francia. Contestato anche il reato di lesioni, oltre a quelli di resistenza, violenza e danneggiamento aggravati in concorso.

”In alcuni frangenti l’azione violenta era stata concertata, organizzata e, sul posto, addirittura coordinata”, scrive il gip Bompieri nell’ordinanza di custodia cautelare. Il giudice si riferisce in particolare all’assalto al cantiere di Chiomonte (Torino) portato avanti il 3 luglio. “I gruppi si sono alternati nello sferrare l’attacco alle forze dell’ordine sì da consentire a ‘forze fresche’ di dare il cambio a chi era stato in prima linea”. Si è trattato, per il gip, di scontri “non estemporanei”.

GLI SCONTRI DEL 27 GIUGNO (GUARDA IL VIDEO)

Nella rete delle forze dell’ordine (oltre 150 gli uomini impegnati), personaggi di spicco dell’area antagonista torinese e milanese. Tra questi, a Milano è finito in carcere Paolo Maurizio Ferrari, ex brigatista (mai pentito) che aveva finito di scontare la pena nel 2004 dopo trent’anni di carcere, e oggi risulta legato alla “Panetteria occupata”. Ferrari finì in carcere nel 1974, su ordine d’arresto di Gian Carlo Caselli, che allora aveva appena iniziato a occuparsi di terrorismo e oggi, da Procuratore capo di Torino, ha coordinato l’inchiesta sugli scontro in Val Susa. E’ lo stesso centro sociale antagonista frequentato da un altro arrestato, Lorenzo Minani, 29 anni. Coinvolto anche il figlio di un altro ex brigatista residente nel milanese: è stato disposto l’obbligo di dimora per Stefano Latino, 19 anni, il cui padre, Claudio, nel 2007 è stato arrestato dai pm di Milano nell’ambito dell’inchiesta sulle nuove Brigate Rosse. In manette, inoltre, anche un ex terrorista di Prima Linea: è Antonio Ginetti, 60 anni, pistoiese, arrestato dalla Digos della città toscana. Gli agenti hanno perquisito il suo appartamento sequestrando capi di abbigliamento utilizzati nei disordini in Val di Susa e materiale per le video riprese. L’uomo è accusato di resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale in concorso. Oltre a finire in carcere in passato con l’accusa di associazione sovversiva, negli ultimi anni era stato denunciato per aver tracciato scritte durante manifestazioni. Attualmente militava negli ambienti della sinistra antagonista tra cui il ‘Collettivo liberate gli orsi’. Sempre a Milano un ordine di custodia ha colpito Niccolò Garufi, 35 anni, del movimentoi dei “Corsari”. Nel mirino degli investigatori anche l'”ex Bottiglieria”.

A Torino gli arresti hanno colpito il Centro sociale torinese Askatasuna (tra cui il 52enne leader storico Giorgio Rossetto). Perquisiti anche altri tre centri sociali: El Paso a Torino in via Passo Buole, il Metzcal a Collegno (dove gli occupanti sono saliti sul tetto all’arrivo delle volanti) e il Barocchio di Grugliasco. Un ordine di custodia è stato emesso per un militante No Tav attivista di un comitato di Bussoleno, in Val Susa. Nel corso del blitz, perquisita l’abitazione di un consigliere comunale di Villar Focchiardo: è Guido Fissore, un attivista del movimento che, alcune settimane fa, accompagnò una scolaresca bergamasca in una visita al cantiere di Chiomonte. Anche lui è stato arrestato. Fissore, pensionato, è uno dei militanti No Tav più conosciuti della Valle di Susa. Lo scorso agosto sostenne uno sciopero della fame contro l’allargamento del cantiere Tav in Valle Clarea, mentre con altri militanti presidiava un gazebo che fu sgomberato dalle forze dell’ordine. In quell’occasione si incatenò a un cancello e gli agenti, dopo aver reciso la catena, lo sollevarono di peso e lo allontanarono.

Custodia cautelare in carcere anche per un esponente genovese del movimento, per unso studente romano di 23 anni della Sapienza e per Tobia Imperato, autore del libro Le scarpe dei suicidi, uscito nel 2003, sulla storia di Silvano Pellissero, Edoardo Massari (detto Baleno) e Soledad Rosas, i tre anarchici che vennero arrestati con l’accusa di essere responsabili di una serie di sabotaggi contro l’Alta Velocita’ negli Anni 90. Due di loro, Massari e Rosas, si suicidarono in carcere, mentre Pellissero fu processato e condannato. Imperato lavora all’Istituto piemontese per la Storia della Resistenza. Iscritti nel registro degli indagati, inoltre, anche quattro redattori di Radio Black Out, l’emittente radiofonica di riferimento del mondo dell’autonomia e dei centri sociali.

Coinvolto nell’operazione della Digos anche Andrea Vitali, 42 anni, responsabile organizzativo Prc di Torino. Per lui è stato disposto l’obbligo di dimora: Vitali non potrà allontanarsi da Torino. “Si tratta di una forzatura strumentale – commenta il segretario provinciale Ezio Locatelli – mirata a una estremizzazione della nostra immagine. La migliore risposta che possiamo e dobbiamo dare a questa dimostrazione di forza”, ha continuato, “è di rilanciare una mobilitazione di massa, politica, pacifica. Sabato pomeriggio – ha annunciato – Rifondazione Comunista sarà in piazza a Torino insieme al movimento antitav della Val di Susa”.

Tra i denunciati, anche tre minorenni all’epoca dei fatti (oggi uno è maggiorenne): un 15enne di Biella, un 17enne di Milano e un altro ragazzo, tutti ripresi durante le manifestazioni in Valle mentre prendevano e lanciavo sassi o altri oggetti.

Tra gli indagati c’è anche Giuseppe Tiano, componente della segreteria dei chimici Cgil di Cosenza. Lo riferisce Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale della Fiom. Tiano è stato bloccato, poi rilasciato e denunciato in stato di libertà.

La Digos comunica che a Napoli, nel corso di una perquisizione nei locali di ‘Spazio anarchico’ di via Ventaglieri, nel centro storico, sono stati trovati  asce, bastoni, caschi, maschere antigas, parastinchi, passamontagna.

Non si è fatta attendere la reazione del movimento No Tav, che ha deciso di radunarsi nel Comune dove abita il consigliere comunale (presenti anche il leader Alberto Perino e lo stesso Cremaschi). Lo hanno annunciato gli stessi attivisti (che ieri sera, con il blitz nell’aria da giorni, hanno manifestato davanti al carcere torinese delle Vallette) attraverso siti e social network. Gli avvocati del ‘legal-team’ del movimento No Tav – riferiscono gli stessi attivisti – sono già al lavoro per assistere alcuni degli arrestati. Alle 14,30, inoltre, si terrà una conferenza stampa del movimento No Tav nei pressi del presidio di Vaie. Confermata, invece, la manifestazione prevista sabato a Torino. Per il momento, invece, dovrebbe esser saltata la manifestazione prevista per l’11 febbraio anche per la coincidenza con la mobilitazione della Fiom. Il corteo previsto Susa-Bussoleno sarebbe stato rimandato a data da destinarsi.

”Il movimento No Tav è stato colpito perché è diventato il faro della protesta e colpendolo pesantemente con questi arresti si è voluto dare un messaggio a tutti gli altri movimenti che alzano la testa per difendere i loro diritti”: è il parere di Alberto Perino, uno dei leader dei manifestanti, secondo cui “l’altra ragione per cui si è voluto colpire il movimento No Tav è farlo passare non per un movimento popolare ma per un gruppo infiltrato e gestito dall’ala antagonista italiana. Non a caso, gli arrestati valsusini sono soltanto due (Guido Fissore e Giorgio Rossetto, ndr), un barbiere e un consigliere comunale. Vogliono far passare il messaggio che il nostro movimento non è radicato sul territorio, ma avulso e infiltrato”. Stasera, intanto, a Bussoleno ci sarà una fiaccolata “in solidarietà di tutti gli arrestati oggi” ha detto Perino, che per quanto riguarda la manifestazione di sabato a Torino ha detto che “certamente ora assumerà un’altra valenza”.

GLI SCONTRI DEL 3 LUGLIO (GUARDA IL VIDEO)

Il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, ha rispedito al mittente le accuse di Perino: “Sbaglia – ha detto Caselli – chi vuole leggere in questa indagine qualcosa contro la Valle, il movimento No Tav e le legittime manifestazioni di dissenso che restano nei limiti della legge. I soggetti che abbiamo individuato sono autori, a nostro avviso, di specifici episodi di reato”.