Lavoro & precari | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 26 gennaio 2012
Istat, il divario tra salari e prezzi mai così alto dal ’95. Crolla la fiducia dei consumatori
Le retribuzioni contrattuali orarie aumentano dell'1,4% ma il livello d'inflazione cresce del 3,3%, su base annua. Per una famiglia monoreddito che vive con 1500 euro al mese ciò rappresenta una diminuzione del potere d'acquisto di 342 euro al'anno
Rispetto al 2010, quando la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si era attestata al 2,2%, la frenata registrata nel 2011 è, quindi, forte. Guardando ai diversi settori lavorativi, aumenti significativamente superiori alla media si registrano per i comparti militari-difesa (+3,3%), forze dell’ordine (+3,1%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi (+3,0%). Mentre le variazioni più contenute interessano ministeri e scuola (per entrambi l’aumento è dello 0,2%), regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (0,3% in ambedue i casi).
Cala la fiducia dei consumatori mai così bassa dai livelli raggiunti nel 1996, ovvero da quando è iniziata la rilevazione di questo dato. In una nota congiunta di Abusbef e Federconsumi si afferma che “i redditi delle famiglie, secondo quanto rilevato da un’indagine di Bankitalia, risultano inferiori addirittura a quelli del 1991. Il potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso è diminuito dell’1,9%. Questo significa, – continuano le due associazioni – per una famiglia media monoreddito che percepisce un reddito di 1.500 euro al mese una diminuzione del potere di acquisto pari a 342 euro l’anno, mentre nel caso il reddito percepito sia di 2.000 euro al mese la diminuzione del potere di acquisto è pari a 456 euro l’anno”. E questo mentre la prezzi e tariffe sono in incessante crescita: le prime previsioni dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori “prospettano nel 2012 un aumento pari a 392 euro a famiglia solo per quanto riguarda il settore alimentare. Aggravi, tra l’altro, destinati a peggiorare anche sulla spinta degli aumenti determinati dalla serrata dei tir”.
E Raffaele Bonanni, segretario Generale della Cisl, ha commentato:”Per alzare i salari e far ripartire i consumi, che sono fermi, come sottolinea oggi l’Istat, occorre un patto sociale per la crescita, il lavoro e l’equità. Le previsioni per l’Italia rilevano una situazione di recessione con pesanti implicazioni in termini di redditi di famiglie e di occupazione. Serve un vera negoziato tra Governo, forze politiche e sindacati”.





