Dopo Parigi, Milano, Anthwerp in Belgio e Breda in Olanda, toccherà al Teatro Comunale di Casalecchio di Reno in provincia di Bologna il 17 e 18 febbraio, accogliere Sul concetto di volto nel figlio di Dio, l’opera teatrale di Romeo Castellucci che dall’estate scorsa sta facendo infuriare integralisti cattolici di mezza Europa e che in questi giorni ha provocato una serie infinita di accuse e controaccuse, nonché minacce di morte per il regista romagnolo, prima della rappresentazione, che comunque si terrà, al teatro Franco Parenti di Milano martedì prossimo 24 gennaio.

Blasfemia è l’accusa principale rivolta al lavoro di Castellucci per un paio di passaggi drammaturgici in una vicenda che vede un padre malato e un figlio che si prende cura di lui con pietà e reale dedizione per poi passare all’insofferenza e a una non pronunciata bestemmia: “E’ un piano sequenza, questo padre incontinente e il figlio che gli cambia il pannolone tante volte. Sullo sfondo il famoso Cristo di Antonello da Messina – ha spiegato a La Stampa il regista cesenate – A poco a poco il salotto è invaso da pannoloni. C’è un aspetto iperrealista con anche l’odore (…) ma la “merda” è la materia per antonomasia, ciò che rimane (…) ad Atene, per esempio, gli spettatori l’hanno visto come l’eredità lasciata dai padri ai figli costretti a pulire la loro merda economica e sociale”.

Altro elemento in discussione, che ancora più propende per l’accusa penalmente rilevante di blasfemia è quando nella scena finale il figlio poggia la testa sul grande volto del Cristo del pittore siciliano poi dei ragazzi vi gettano sassi, il dipinto si lacera e poi si ricompone lasciando trasparire la scritta “Tu sei il mio pastore”.

Per questi due episodi, all’interno di un’opera d’arte dove vige il concetto permeabile ed elastico di libertà espressiva, oltre alla possibilità di assistere o non assistere allo spettacolo, si è scatenata la pregiudiziale fatwa di Aiart, Militia Christi e Comitato San Carlo Borromeo: censura dell’opera e minacce violente per impedire la messa in scena. A ciò si è aggiunto anche il monito della Santa Sede, in risposta al frate domenicano bolognese Cavalcoli che alcuni giorni fa aveva denunciato lo spettacolo teatrale come indegno e blasfemo: “Si tratta di un’opera offensiva nei confronti di nostro signore Gesù Cristo”.

“Non fatemi rispondere al papa, per favore”, afferma il sindaco di Casalecchio di Reno, Simone Gamberini del Pd, “della polemica siamo informati, ma non censureremo nessuno. Non è nelle nostre intenzioni limitare la libertà dello spettatore: una persona è libera di venire o non venire a teatro”.

“Il riferimento teologico dell’immagine del Cristo nell’opera di Castellucci mi sembra sia uno strumento per aprire una riflessione sul degrado dell’uomo in un momento della propria vita in cui spesso non si riesce a trovare spiegazioni – prosegue Gamberini – Altra cosa è invece la strumentalizzazione aprioristica di gruppi integralisti cattolici che qui a Casalecchio non dovrebbero essere così violenti come in Francia”.

“Io l’ho visto già due volte e mi sono commosso”, afferma da Parigi Pietro Valenti, direttore di Emilia Romagna Teatri, l’ente di teatro stabile pubblico responsabile direttamente anche della ricca e sperimentale stagione del teatro comunale di Casalecchio, “l’unica cosa che serve ora è il silenzio. Le polemiche sono inutili e soprattutto questo spettacolo non è stato fatto, e scelto da noi, per far cambiare idea a nessuno. Ora lavoriamo alla sua salvaguardia in attesa che incontri lo spettatore emiliano romagnolo”.

“Mi rifiuto comunque di leggere quello che ha scritto il frate domenicano: massimo rispetto per la sua posizione, ma ci vuole massimo rispetto anche per le mie scelte di programmazione artistica – prosegue Valenti – Aspetto invece tutti quanti il 17 e 18 gennaio al Comunale per vedere lo spettacolo e, nel caso, dividersi nel giudicarlo rispetto a qualcosa che si è visto. Nel caso in cui il pubblico non gradisca sono ben accetti i fischi ma per favore nessuna unanimità ideologica perché è da qui che cominciano le dittature di pensiero”.