La visione della Concordia afflosciata su un fianco ha una valenza simbolica potentissima e agghiacciante. Non è stato solo un drammatico naufragio ma qualcosa di ancor più drammaticamente simile ai crolli di Pompei o a quelli del Colosseo: l’immagine di un paese, il nostro, che affonda.

E non certo solo perché qualche agenzia di rating sperduta in un angolo dl pianeta toglie vocali o consonanti alla classificazione del nostro stato economico. E’ come se stessimo pagando il conto della disumanità che in tanti (non tutti, per fortuna) hanno dimostrato per anni davanti ai barconi che portavano uomini privi di tutto e ricchi solo di un briciolo di speranza dall’Albania prima e dall’Africa poi.

Come si può non vedere che la Concordia affondante altro non è che la versione arricchita dei barconi che sbucano dal nulla nel mare di Lampedusa e che, dopo aver scaricato il loro carico umano restano abbandonate e affondanti in qualche baia dell’isola? Come si può non provare un brivido pensando che la definizione “dispersi” per i passeggeri della Concordia è già un ben triste privilegio di cui le centinaia di “dispersi” che hanno tentato di raggiungere l’Italia dai barconi di cui sopra non hanno mai potuto godere? Sarebbe già stata una traccia della loro esistenza.

E’ come se una divinità o un fato qualunque avessero rifilato all’Italia (o a quella fetta d’Italia che per gli immigrati ha avuto solo insulti e disprezzo) un tremendo contrappasso, trattando un simbolo del godimento vacanziero alla stregua di uno di quei barconi. Perfino il nome, “Concordia”, pare ora un dito puntato contro tutti quelli che nell’egoista Italia non hanno mai avuto la concordia nel loro vocabolario, quando si vedevano scafisti assassini scaricare donne e bambini vivi su pontili battuti dal vento e i morti in mare.

Guardi quella nave mostruosamente grande spiaggiata per sempre davanti a un’isola di rara bellezza e ti domandi su quale spiaggia nera la religione del profitto a ogni costo e lo sguardo tassativamente bloccato sul proprio ombelico e sul proprio portafoglio abbiano scaricato l’umanità di un popolo o di buona parte di esso.

Sarebbe bello se la foto della Concordia davanti al Giglio diventasse il punto di partenza di un’autocritica prima personale e poi politica. Temo che ci si limiterà a domandarsi cosa è successo e a indagare su chi ha sbagliato. Senza capire che quella nave è un colpo mortale alle nostre coscienze.